BIKE and RUNNING vs INQUINAMENTO STRADALE IN LOMBARDIA

di Dott. Luciano Sabolla

Milano vanta 140 km di piste ciclabili distribuite su tutto il suo territorio comunale ed il servizio di bike-sharing più vasto in Italia, denominato BikeMi, gestito dall’Azienda Trasporti Milanese (ATM), con 3.650 bici tradizionali e 1.000 elettriche a pedalata assistita.

Tuttavia questa rete per ben 112 km è ‘ciclostradale’ cioè realizzata nella medesima carreggiata sulla quale corrono le autovetture oppure al centro dei viali provvisti di ampio spartitraffico in mezzo alle due carreggiate per ogni senso di marcia, incrociando numerose strade trafficate ortogonali al percorso ciclabile.

 Lungo questi assi ciclostradali il ciclista respira direttamente il particolato aero-disperso detto PM (particulate matter) sia sottile (PM10) che ultrasottile (PM2.5), gli ossidi di azoto (soprattutto NO2), il monossido di carbonio (CO), il biossido di zolfo (SO2) scaricati in atmosfera dalle marmitte dei motori diesel o a benzina degli autoveicoli in moto nelle immediate vicinanze.

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INQUINAMENTO AEREO DA AUTOVEICOLI A MILANO

Dott. Luciano Sabolla

La comunicazione sull’inquinamento dell’aria acquista maggior chiarezza considerando solo la sua causa più rilevante ossia il trasporto su strada: l’Italia è il paese con il più elevato tasso di motorizzazione della UE, quasi 80 autoveicoli per 100 abitanti. Per evitare il più possibile la confusione nell’interpretazione dei dati è necessario che l’analisi sia ristretta ad un periodo temporale, nel nostro caso l’anno 2014, anno cui si riferisce l’ultimo rapporto pubblicato dall’ARPA Lombardia e ad un solo territorio: nel presente articolo è stato scelto quello di Milano e Provincia perché provvisto del più efficiente sistema di rilevazione del paese (per densità di centraline e loro aggiornamento tecnologico). Date queste delimitazioni la presente nota tratterà delle tre sostanze aerocontaminanti da traffico autoveicolare più preoccupanti per la salute pubblica.

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MOTORI E SALUTE: LE POLVERI ULTRASOTTILI

dott. Luciano Sabolla

Già abbiamo identificato su queste pagine, tra gli inquinanti atmosferici prodotti dai motori termici, le polveri sottili note sotto l’acronimo PM (particulate matter) seguito da un numero (10, 5, 2.5) che ne indica il diametro in micron (1 micron [µ] = millesimo di mm). Il PM rappresenta il più grande rischio tossicologico di massa per l’apparato respiratorio. I polmoni infatti dispongono della più ampia superficie epiteliale nell’organismo suscettibile di un impatto diretto con i costituenti atmosferici.

Per studiare il meccanismo con cui il particolato aereo inalato produce malattie nel sistema respiratorio è stato creato 22 anni fa il grafico qui esposto. Esso riporta la deposizione frazionata nei vari distretti polmonari delle polveri sottili che respiriamo, in funzione del loro diametro indicato in ascisse.

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