L’OZONO E I SUOI PRECURSORI

dott. Luciano Sabolla

Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency = EEA) la mortalità registrata in Italia nell’anno 2013 come conseguenza dell’esposizione atmosferica all’ozono è stata la più elevata tra tutti i 41 Paesi europei: 3.380 decessi in valore assoluto.

Se rapportiamo questa drammatica riduzione della speranza di vita al numero degli abitanti, nel nostro Paese registriamo 61 morti ogni 100 mila abitanti, alla pari col Kosovo, secondi solo al Principato di Monaco (62), al Montenegro (64) e alla Grecia, che registra 78 morti/100 mila abitanti.

Questo triste primato italiano non può essere spiegato unicamente con le ondate di calore estivo perché, ad esempio, la Spagna presenta solo 43 morti per 100 mila abitanti, pur avendo estati torride come le nostre.

La risposta deve allora prendere in considerazione anche l’eccesso di precursori atmosferici dell’ozono, tenendo presente che l’O3 si forma per azione della radiazione solare su numerosi precursori aerei: il biossido d’azoto (NO2), i composti organici volatili non metanici (COVNM), il metano (CH4) e il monossido di carbonio (CO).

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OZONO

dott. Luciano Sabolla

Consultando la mappa quotidiana degli inquinanti atmosferici dell’ARPA Lombardia http://www2.arpalombardia.it/sites/QAria/_layouts/15/QAria/IDati.aspx?v=2, almeno settimanalmente -il sistema riporta i dati solo degli ultimi dieci giorni- vediamo che dall’inizio del mese di giugno il problema principale per la zona centrale della pianura padana, praticamente l’unico, è l’ozono (O3), inquinante tuttora critico in quanto amplificatore dell’effetto serra e protagonista del c.d. smog fotochimico, nocivo per l’uomo che lo respira.

In pratica non esistono sorgenti antropiche di emissione di O3: questo gas si forma interamente nella bassa atmosfera a seguito di reazioni chimiche che avvengono principalmente tra gli ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili non metanici (COVNM) alla presenza di luce solare – e di conseguenza chiamate “reazioni fotochimiche”. Per questo motivo l’ozono viene denominato inquinante secondario, in quanto si forma interamente in atmosfera a partire da altre sostanze inquinanti dette precursori dell’ozono. Per l’ozono sia le analisi della CNEIA che quelle condotte successivamente (ISPRA, 2014) sulle serie storiche delle concentrazioni in aria di questo inquinante non rilevano tendenze significative alla diminuzione, pur in presenza di una significativa riduzione delle emissioni dei suoi precursori.

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INQUINAMENTO AEREO DA ARSENICO

Dott. Luciano Sabolla

Con gli ultimi articoli abbiamo aperto il libro della contaminazione dell’aria da micro inquinanti, sostanze capaci di produrre nell’uomo effetti tossici e cancerogeni a concentrazioni molto inferiori di quelle osservate per gli inquinanti classici.

Tra questi micro inquinanti, oltre al benzopirene recentemente trattato, è opportuno occuparsi anche dell’arsenico (As), perché nel grafico estratto dalla pubblicazione dell’Ente Nazionale per l’Energia e l’Ambiente (ENEA) dal titolo: Effect-based activities on air pollution: What is the state of the natural and anthropogenic Italian ecosystems?, edita nel marzo 2017, tale sostanza presenta un trend preoccupante in atmosfera, a causa delle emissioni industriali in Italia.

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BENZOPIRENE (BaP) IN LOMBARDIA

dott. Luciano Sabolla

Il benzopirene (BaP), principale esponente della famiglia chimica degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), è l’unico inquinante che con il passare degli anni non diminuisce di concentrazione nell’atmosfera dell’Europa, anzi, tende lentamente ad aumentare.

Esso  viene liberato dall’incompleta combustione di biomasse (es.: legna da ardere, incendi boschivi) e di altro materiale organico (es.: incenerimento di rifiuti), dall’impiego di carbon coke nelle acciaierie, ma è presente anche nel fumo di sigaretta e negli esausti dei motori diesel.

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NEL BACINO PADANO-VENETO SIAMO INQUINATI DAL BENZOPIRENE

dott. Luciano Sabolla

Il grafico delle concentrazioni medie degli inquinanti atmosferici, estratto dal report 2016 recentemente pubblicato della European Enviromental Agency (EEA), evidenzia che da un quindicennio l’unica sostanza tossica che si mantiene elevata nell’aria nei Paesi dell’Unione Europea (UE) è il benzopirene (BaP), il rappresentante tipico della famiglia degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Più precisamente, tra il 2000 e il 2014 tale sostanza tossica è globalmente aumentata in atmosfera dell’1%.

Nell’aria il BaP è presente in quanto inglobato nelle polveri fini o PM (particulate matter) soprattutto in quelle ultrasottili (PM2.5): da queste veicolato, l’idrocarburo penetra nell’albero tracheo bronchiale e raggiunge gli alveoli più profondi dei nostri polmoni.

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PRIMA CONCRETA INIZIATIVA PER RIDURRE L’INQUINAMENTO AEREO

dott. Luciano Sabolla

Da qualche settimana sono iniziati sull’autostrada A22 i test del progetto Brenner LEC, che significa “corridoio del Brennero a bassa emissione”, per ridurre la liberazione in aria di sostante inquinanti dai motori delle autovetture, soprattutto diesel. Essi consistono nel far diminuire l’andatura auto veicolare mediante l’uso di segnaletica intelligente, quindi imponendo il limite di velocità di 100 km/h (che in autostrada sarebbe di 130 km/h) in caso di superamento dei livelli massimi prescritti dall’Unione Europea alle concentrazioni di ossidi d’azoto (NOx), di polveri sottili (PM10 = particulate matter fino a 10 micron) e di anidride carbonica (CO2) liberati in atmosfera dal traffico su gomma, rilevati lungo il percorso in tempo reale da centraline fisse, anche in base a valutazioni previsionali predeterminate su base meteorologica attuale e storica.

Gli automobilisti vengono informati in tempo reale attraverso un sistema di pannelli a messaggio variabile comandati a distanza.

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ISTITUZIONI E INQUINAMENTO AEREO

Dott. Luciano Sabolla

Il bacino padano presenta sia specifiche condizioni orografiche e meteoclimatiche (stabilità atmosferica, inversione termica) sia la più consistente attività economica nazionale, che favoriscono situazioni di inquinamento aereo particolarmente diffuso con allarmanti e prolungate concentrazioni di inquinanti in atmosfera, soprattutto del fine particolato o particolate matter (PM) del diametro di 10 micron (PM10) e degli ossidi d’azoto (NOx).

Ragion per cui nel dicembre 2013, durante il Governo di Enrico Letta, è stato raggiunto un Accordo di programma tra cinque Ministeri (Ambiente, Trasporti, Sviluppo Economico, Salute e Politiche agricole e forestali), le Regioni del bacino padano (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta) e le Province Autonome di Trento e Bolzano, con l’obiettivo di individuare e sviluppare in modo coordinato una serie di attività straordinarie da applicare, in concorso con quelle ordinariamente svolte, per debellare l’inquinamento atmosferico nel bacino padano (vd sopra, le firme dei responsabili istituzionali).

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COMBUSTIONE DI BIOMASSE E PARTICOLATO AEREO (PM)

 

dott. Luciano Sabolla

Le sorgenti più importanti di particolato aereo o particulate matter (PM) sono due: la circolazione stradale degli autoveicoli diesel e la combustione di biomassa per riscaldare le abitazioni civili. Nell’ area metropolitana di Milano il responsabile numero uno del PM presente in atmosfera è il traffico su gomma, come abbiamo descritto in molti articoli su questo sito, mentre al di fuori delle aree urbane la fonte antropica più importante di PM è l’utilizzo delle biomasse.

Il PM del diametro di 10 micron (PM10) e ancor di più il PM2.5, che penetra più in profondità nei nostri polmoni, causano sicuramente malattie polmonari, cardiovascolari e tumori maligni, probabilmente anche malattie neurologiche degenerative gravi.

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DECISIONI REGIONALI REGRESSIVE

Dott. Luciano Sabolla

A fronte della riapertura pochi mesi fa della procedura di infrazione da parte della UE contro la Lombardia per il superamento della soglia di inquinanti nell’aria, nella nostra regione si è pensato bene di mitigare il previsto blocco della circolazione degli autoveicoli diesel.

Il blocco totale dei diesel Euro 3 senza filtro, dal 15 ottobre 2016 è stato circoscritto alla eventualità che il PM10 superi la soglia dei 70 mcg/m3 per più di 7 giorni consecutivi (secondo livello di allarme). Eccezion fatta per i veicoli diesel Euro 3 commerciali, che anche in tali circostanze possono circolare nella fascia oraria dalle 10 alle 18.

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