Mortalità da aria inquinata in Italia

 

Per le nostre valutazioni sulla qualità dell’aria ormai dobbiamo basarci solo sulle informazioni della UE, perché le agenzie regionali (ARPA) essendo state accentrate da Renzi dentro all’ISPRA (istituto superiore per la protezione e la ricerca dell’ambiente), mediante la legge n° 132/2016 (istituzione del sistema nazionale per la protezione dell’ambiente) non sono più autorizzate a pubblicare autonomamente i rapporti annuali come avevano fatto fino al 2016.

Consultiamo dunque il rapporto 2018 dell’agenzia europea per la qualità dell’aria in Europa, reso noto al pubblico un mese fa, anche se esso:

  • diluisce i dati regionali su un territorio continentale, mascherando quindi i picchi di inquinamento della pianura padana e in particolare di Milano
  • per quel che riguarda i decessi da inquinamento aereo, fa ancora riferimento all’anno 2015.

Nel 2015 l’Italia risulta prima classificata, tra i 28 membri della UE, in termini di gravi danni alla salute dei cittadini da inalazione di biossido d’azoto (NO2), massimo esponente della classe degli ossidi di azoto (NOx). Gli anni di vita perduti per questa causa, sommando la patologia cardiovascolare e respiratoria con le morti premature, ammontano a ben 330 anni persi per 100.000 abitanti, oltre il doppio della media europea, che è di 157 anni.

In particolare, nel 2015, abbiamo avuto ventimila e cinquecento morti premature per l’inquinamento atmosferico da NO2, pari al 27% di tutti i decessi prematuri registrati nella UE per questa causa.

Le fonti di emissione di NOx sono varie, ma da noi quella più importante è il traffico su gomma con autoveicoli trainati da propulsori diesel. Siamo il Paese più motorizzato del mondo, ma anche quello con la minor propensione a sostituire le nostre autovetture con nuove soluzioni ibride o elettriche.

Passiamo quindi a considerare il PM2.5 cioè il finissimo particolato cancerogeno sospeso nell’aria, anch’esso liberato dai motori diesel, ma pure dall’impiego nelle attività antropiche di combustibili fossili quali carbone, legna e biomassa.

Nel 2015 abbiamo avuto il Italia sessantamila e seicento morti premature da esposizione al PM atmosferico, pari al 15.5% di tutti i decessi prematuri europei. Il che equivale a 977 anni perduti per 100 mila abitanti, quasi il 20% in più della media dei 28 Paesi della UE.

Il costo sociale del nocumento sanitario alla popolazione italiana da inquinamento aereo è quindi enorme: basta tener presente che ogni paziente oncologico comporta una spesa sanitaria per la società di oltre 12 mila euro e che il PM è sicuramente cancerogeno.

Nella classifica di emissione di PM2.5 siamo comunque superati dalla Grecia, che totalizza 1.112 anni perduti, ma ancor più dai Paesi dell’Est-Europa: Kosovo (2.011 anni), Bulgaria (1.978 anni), Serbia (1.796), ex-Yugoslavia con Repubblica di Macedonia (1.469), Ungheria (1.413), Polonia (1.403), Romania (1.367) e Croazia (1.110).

I Paesi dell’Est scontano dunque i contributi generosamente ricevuti dal momento del loro ingresso nella UE con l’elevato rischio per la salute delle loro popolazioni, derivante dalle emissioni tossiche dell’industria pesante, che hanno accettato di ospitare per la propria crescita economica.

In totale, le morti premature EU-28 sono state nel 2015 506.030, quasi centomila in più rispetto al 2014.

E il Paese maggiormente colpito, all’interno della “Vecchia Europa” è proprio l’Italia. Come mai?

Il grafico ISTAT dei decessi nella popolazione residente in Italia evidenzia che, in seguito alla drastica applicazione delle misure di austerity attraverso il governo tecnico Monti (dal 2011 in poi), la mortalità globale italiana, partendo da una situazione di sostanziale stazionarietà, è inaspettatamente cresciuta con tre successivi picchi, sempre più elevati.

Il primo “strappo”, registrato nel 2012, ha comportato un incremento dei decessi di circa il 3% rispetto al 2011. Il secondo picco, a metà del governo Renzi, nel 2015, ha fatto registrare un incremento dei decessi di quasi il 10% per le donne e di circa il 7% per gli uomini. Il terzo acme dovrebbe essere raggiunto alla fine dell’anno 2018 e tende ad un + 13% di mortalità femminile e ad un + 8.5% di mortalità maschile, rispetto all’anno 2011.

Il fenomeno del progressivo incremento a impulsi subentranti della mortalità italiana, che ha colpito prevalentemente i grandi vecchi e le donne, trova molte spiegazioni: anzitutto la politica di austerità imposta all’Italia dalla UE attraverso i governi tecnici, con la conseguente mutilazione dei servizi sociosanitari e la drastica riduzione del personale sanitario negli ospedali-

Le estati torride, accumulando in quantità impressionanti azoto nell’atmosfera, hanno dato il colpo di grazia a molte persone anziane.

Ma anche il fallimento della politica italiana relativa all’inquinamento atmosferico ha giocato un ruolo importante. Giungendo al potere Renzi ha annullato la task force che il predecessore Letta aveva predisposto riunendo, nel 2013, i Ministeri competenti, le Regioni del bacino padano-veneto e le Province autonome di Trento e Bolzano per una lotta comune all’inquinamento aereo dell’Italia Settentrionale.

Nella classifica dei beneficiari del mercato di scambio delle quote di emissione della CO2 (per un “giro” finanziario complessivamente stimato in 3 miliardi e settecento milioni di euro nel 2017) l’Italia occupa il secondo posto, alla pari della Polonia. Vuol dire che durante la crisi, da noi viene in qualche modo favorita l’industria “pesante”, intendendo quella ad elevate emissioni di gas serra, che per produrre più utili impiega ancora grandi quantità di combustibili fossili, mantenendo gli incentivi statali e/o comunitari.

Teniamo presente che se un sito produttivo libera nell’aria gas serra, contemporaneamente emette anche ossidi d’azoto, polveri sottili (PM2.5), idrocarburi policiclici aromatici (benzopirene) e altre sostanze volatili direttamente responsabili di malattie e di decessi prematuri.

La cappa tossica che grava su di noi italiani è, in conclusione, l’esito di un disordine nazionale pluriennale e multifattoriale, che come tale può essere contrastato operando contemporaneamente e costantemente sui vari piani:

  • dell’informazione, che deve tornare ad essere regionale, pronta e trasparente
  • delle istituzioni, che devono riprendere l’alleanza operativa anti-smog
  • della politica interna, che deve attuare intelligenti e capillari piani energetici e dei trasporti
  • della politica europea, che deve essere stimolata dal governo italiano, finora assente dagli uffici comunitari, ma anche ad opera di una lobby (tutta da costruire) composta dalle organizzazioni della società civile italiana tese al miglioramento della qualità dell’atmosfera, per controbilanciare la lobby degli industriali attiva a Bruxelles da molti anni, ben organizzata, sempre consultata e ben considerata dalla Commissione
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: