VELENO ATMOSFERICO NEI FONDOVALLE DELLA LOMBARDIA

Dott. Luciano Sabolla

La Regione Lombardia ha definito come Zona D, nell’ambito della zonizzazione per le analisi ambientali, i fondovalle  segnati in nero nella cartina qui sopra esposta, posizionando delle centraline fisse per il monitoraggio delle concentrazioni atmosferiche del benzopirene (BP) nei due principali fondovalle ivi rappresentati: in via Paribelli a Sondrio, capoluogo posto nel fondovalle che da Colico si estende per 90 km a est fino a Edolo (Valtellina) e a Darfo Boario, località termale sita nel fondovalle che dall’estremità settentrionale del Lago d’Iseo giunge alla cittadina di Edolo percorrendo i primi 55 km della Valcamonica.

Tutt’e due queste stazioni rilevano medie annue di BP superiori al limite di legge (fissato a 1 ng/m3 di aria), ininterrottamente dal 2009 al 2016, compreso. Sia a Sondrio, ove il massimo di 2.0 ng/m3 è stato toccato nel 2015, sia a Darfo ove la più elevata media annua di 1.9 ng/m3 è stata registrata nel 2009.

Le maggiori fonti atmosferiche di questo pericoloso inquinante sono l’inalazione del fumo di sigaretta e degli esausti emessi dai motori diesel degli autoveicoli, nel nostro caso quelli che percorrono la SS 38 dello Stelvio o la SS 510 Sebina orientale.

Il BP è liberato anche dall’incompleta combustione della legna e di altro tipo di biomassa, modalità adottata abitualmente nelle valli alpine per il riscaldamento domestico.

Numerosi sono i settori industriali che utilizzano idrocarburi aromatici policiclici, ad esempio nella produzione di silicone e di alluminio. In tali ambienti lavorativi esiste il rischio per i lavoratori di essere esposti a BP.

Del BP abbiamo già scritto in due articoli su questo blog, come pure del fatto che esso viene misurato dal PM10, di cui è diretta espressione.

Il BP contribuisce per circa il 50% al potenziale carcinogenetico totale degli idrocarburi policiclici aromatici, famiglia di composti chimici alla quale il BP appartiene. Lo IARC, International Agency for Research on Cancer, fin dal 2012 ha pubblicato una monografia che dimostra la responsabilità del BP nell’induzione di tumori maligni in vari organi: polmone, vescica, cavità orale, esofago, sistema emato-linfatico, cute, labbra, faringe e laringe.

E’ tragico constatare che le concentrazioni più pericolose di BP, in tutta la Lombardia, persistano ininterrottamente da vent’anni in fondo alle valli che delimitano a nord e a ad est le Alpi Orobie, il gruppo alpino più imponente del centro Regione. Anche se, forse, l’accumulo di BP è favorito dall’ambiente, caratterizzato in quelle gole da una bassa temperatura e dalla ridotta esposizione alla luce solare, ove si tenga presente che:

  • il BP viene quasi totalmente incorporato al particolato atmosferico (al PM) solo quando la temperatura ambiente sia inferiore a 20°C e che
  • il BP viene decomposto dalla luce solare.

La persistenza delle due condizioni potrebbe dunque concorrere all’accumulo di BP nel fondovalle percorso da traffico su gomma.

Cosa fare per abbattere il BP nei fondovalle?

In teoria si potrebbe pensare di vietare l’accesso dei veicoli a gasolio, nel periodo invernale, sulla strada statale dello Stelvio e sulla Sebina Orientale. Ma occorrerebbe prima sperimentarne l’effetto di un simile provvedimento lungo un tratto limitato di fondovalle, per periodi limitati, monitorando con maggior precisione le concentrazioni di PM e di BP in rapporto al traffico e ai parametri ambientali. Non è semplice, ma sarebbe anche ora che le istituzioni e le agenzie preposte si organizzassero per iniziare a comprendere compiutamente la dinamica dell’inquinamento aereo nei fondovalle della Lombardia.

Complessi sono anche gli interventi contro l’impiego della legna per riscaldare case e ambienti di lavoro. Si tratta di sostituire i bruciatori di biomassa con generatori di calore esenti da emissioni di nerofumo e fuliggine. Anche in questo campo, ancora nessuno ha avviato una politica innovativa, fondata su conoscenze adeguate, tesa alla progettazione di sistemi efficaci e a zero emissione di sostanze tossiche per la salute umana, stimolata da specifiche incentivazioni economiche.

L’astensione dall’abitudine al fumo di sigaretta è infine un comportamento imprescindibile per evitare l’inalazione di idrocarburi aromatici cancerogeni e di altre sostanze nocive.

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Abbiamo detto che il BP viene misurato dal particolato PM10. In questo grafico vediamo l’evoluzione delle concentrazioni medie annuali del particolato ultrafine (PM2.5) nella Provincia di Milano (linea continua azzurra) rispetto al relativo limite di legge UE (tratteggio in rosso).

RRQA sta per rete regionale delle centraline fisse per rilevare la qualità dell’aria.

Osservando il grafico si capisce che per il particolato e quindi per il BP non andiamo bene neppure nell’ultimo anno con dati disponibili, il 2016, soprattutto se consideriamo che il limite fissato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il PM2.5 non è di 25 mcg ma di 10 mcg/m3, più garantista per la salute delle persone esposte.

E dato l’andamento altalenante delle linee di concentrazione nel grafico, dovremmo aspettarci nell’anno 2017 un peggioramento delle medie annue sia per il PM sia per il benzopirene (siamo in attesa della pubblicazione del rapporto 2018 da parte dell’ARPA Lombardia).

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