MILANO – DALLA CONFRATERNITA SANTA CORONA ALL’ODIERNO BANCO FARMACEUTICO

Dott. Luciano Sabolla

Ludovico il Moro nel 1494 donò una spina proveniente dalla corona che aveva cinto il capo di Gesù, ai Domenicani di S. Maria delle Grazie, chiesa che allora stava fuori dalle Mura del ducato di Milano e il frate Stefano da Seregno si incaricò di svilupparne il culto.

Allo scopo creò una confraternita con alcuni nobili milanesi, tra cui Francesco Mantegazza, Roberto Quarterio e Cristoforo Remenulfo. Affittarono per la loro sede un oratorio ubicato lungo il lato nord dell’attuale Piazza S. Sepolcro, che divenne così un “luogo pio” della Milano di allora.

L’associazione si impegnò, ispirandosi all’indicibile strazio sofferto dall’Uomo incoronato di spine, schernito da tutta la coorte convocata nel cortile del pretorio, inizialmente nella distribuzione di vino e pane a settantadue poveri della città.

Tre anni dopo la sua fondazione, la confraternita di Santa Corona ricevette il riconoscimento con lettera ducale e poco più tardi, nel 1499, aprì una modesta “bottega speziale”, antesignana dell’odierna farmacia, autonoma, finanziata per autotassazione dai confratelli per la “sublevazione de li poveri infirmi di Milano” ossia con lo scopo di soccorrere le persone indigenti affette da malattia acuta o cronica.

L’Ospedale Maggiore, fondato da Francesco Sforza nel 1456, era ormai pienamente operativo da oltre un trentennio, dal 1465 ed aveva ormai concentrato in un’unica struttura sanitaria, bella, centrale, organizzata e scientificamente avanzata per l’epoca, tutta l’utenza di ben 17 ospedaletti precedentemente sparsi per la città.

Molto probabilmente la bottega speziale della confraternita di Piazza S. Sepolcro soccorreva anche i pazienti dimessi dall’Ospedale Maggiore, dal momento che allo speziale titolare della Cà Granda (così la gente chiamava l’Ospedale Maggiore) per contratto era richiesto anche di provvedere “al continuo ministerio che infirmi et de altri poveri miserabili fora del hospitale, alli quali, sotto la informatione de li parochiani, è provveduto per amore de Dio de medicine”, come ricorda il Gilino nella sua relazione del 4 novembre 1508 ai deputati dell’Ospedale Maggiore.

Per celebrare i 25 anni della pia associazione il mercante Bernardino Ghilio, egli stesso oblato della confraternita di Santa Corona, commissionò a Bernardino Luini e aiuti un dipinto che occupasse un’intera parete dell’oratorio, raffigurante i dodici membri inginocchiati ai due lati di Gesù incoronato di spine.

Il committente dell’opera potrebbe essere raffigurato nel volontario inginocchiato per ultimo, a destra, vestito da un abito meno scuro rispetto ai confratelli.

L’affresco, realizzato nell’inverno tra il 1521 e il 1522, può oggi essere ammirata nella Sala Luini della Pinacoteca Ambrosiana.

Il riquadro centrale ci ricorda che “anche Gesù ha voluto essere in balìa della malvagità drammaticamente crudele degli uomini” ha detto S. Giovanni Paolo II “… In realtà quell’Uomo porta a compimento il piano salvifico del Padre mediante una sofferenza indicibile”.

Durante il dominio austriaco la confraternita di Santa Corona fu annessa all’Ospedale Maggiore, nell’aprile del 1786 e sottomessa all’autorità dell’allora direttore Pietro Moscati.

Quell’esperienza di caritativa, la dispensazione gratuita ai soggetti svantaggiati di medicinali nel momento del loro bisogno sanitario, rifiorisce recentemente, dopo oltre due secoli, sempre nella Metropoli lombarda, con il Banco Farmaceutico (BF).

Il BF è stato fondato nell’anno 2000 da alcuni farmacisti esponenti di Federfarma, organizzazione che riunisce tutti i titolari di farmacia delle province di Milano, Monza-Brianza e Lodi. L’associazione BF è una onlus che persegue l’obiettivo di rispondere al bisogno farmaceutico delle persone indigenti mettendo tra loro in virtuosa relazione farmacie, aziende farmaceutiche ed enti assistenziali che operano capillarmente sul territorio, con il determinante impegno di moltissimi volontari.

I due canali popolari di donazione di medicinali, sviluppati dal BF, che tuttora ne caratterizzano l’opera, sono la giornata nazionale di raccolta di farmaci da banco (cioè acquisibili senza ricetta medica) nelle farmacie convenzionate, evento che si ripete ogni anno il secondo sabato di febbraio, detta Giornata Raccolta Farmaci (GRF) e il recupero dei farmaci validi (RFV), donabili in Lombardia presso oltre 100 farmacie convenzionate con il BF, in qualsiasi momento dell’anno.

Per la GRF il Banco Farmaceutico ogni anno contatta gli enti assistenziali che necessitano di farmaci da banco da erogare ai propri assistiti in difficoltà, come pure le farmacie della zona che desiderano aderire, convenzionandoli per questa iniziativa.

In occasione della GRF, nelle farmacie partecipanti al gesto i farmacisti coadiuvati dai volontari del BF informano ed invitano i clienti ad acquistare uno o più farmaci da banco, da donare all’ente assistenziale gemellato alla farmacia.

Un referente dell’ente nei giorni successivi alla GRF ritira dalla farmacia assegnata i medicinali donati e li distribuisce ai propri assistiti nel momento del loro bisogno sanitario.

Nel febbraio scorso la GRF ha trovato l’interesse di 3.557 farmacie in 97 Province italiane, nelle quali con l’aiuto di 14.368 volontari sono state donate oltre 350mila confezioni di farmaci da banco, passate in breve tempo nella disponibilità di 1.640 enti caritativi convenzionati con BF a favore dei loro assistiti indigenti (oltre 600 mila persone povere).

Da circa tre anni si sta sviluppando, soprattutto nell’area metropolitana di Milano, un secondo filone di donazione a disposizione di tutti i cittadini di buona volontà: il recupero farmaci validi (RFV).

Nelle nostre case giace una quantità di farmaci, ottenuti anche dietro presentazione di ricetta medica (c.d. farmaci etici), integri, non utilizzati per cambio terapia o per scomparsa del famigliare che li assumeva, non ancora scaduti. La risorsa non va sprecata ma può rappresentare un bene prezioso per coloro che non hanno possibilità economiche di accesso alle cure.

Nelle farmacie interessate a partecipare al RFV si trova un apposito contenitore metallico, parallelepipedo, facilmente identificabile per una vetrofania ad esso applicata riportante il seguente logo:

logo

Qualsiasi utente può donare farmaci di cui non abbia più bisogno, a condizione che abbiano una validità residua di almeno alcuni mesi, che risultino integralmente conservati nella loro confezione originale e che contengano principi attivi che non rientrino in determinate tipologie (sono esclusi i farmaci ospedalieri, quelli da conservarsi attraverso la catena del freddo e quelli elencati nelle tabelle delle sostanze psicotrope). Operativamente il farmacista è tenuto a verificare il rispetto dei requisiti suddetti e solo in caso affermativo invita il donatore ad inserire le confezioni nel contenitore.

L’inserimento è possibile dall’alto e in senso unico, mentre la chiave per svuotare dalla superficie posteriore il contenitore è a disposizione solo del volontario del Banco Farmaceutico. I farmaci, prelevati mensilmente dalle farmacie aderenti all’iniziativa, sono trasportati al punto di stoccaggio, vagliati, registrati e infine distribuiti agli enti assistenziali interessati.

Le farmacie convenzionate per il RFV e gli enti beneficiari dei medicinali raccolti sono elencati nel sito del BF all’URL: http://www.bancofarmaceutico.org/default.asp?id=660

Il Banco Farmaceutico ha inoltre realizzato BFOnline, piattaforma web che assicura la tracciabilità di tutti medicinali raccolti sia nella GRF sia con RFV.

La riscoperta della storia della confraternita di Santa Corona attraverso l’affresco dell’incoronazione di spine esposto all’Ambrosiana rilancia dunque, attraverso la conoscenza delle radici ambrosiane di questo tipo di caritativa, l’attuale analoga opera del Banco Farmaceutico.

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