IL BIOSSIDO D’AZOTO NELL’ARIA DEL BACINO PADANO-VENETO

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Questa è la prima immagine di mappatura europea del biossido di azoto (NO2) mai scattata da un satellite.
Si tratta del SENTINEL-5P lanciato dall’European Space Agency (ESA) il 13 ottobre 2017, operativo a 824 km di altezza, della serie Copernicus, che ha come obiettivo il monitoraggio diretto e dettagliato della qualità dell’aria che respiriamo in Europa.
Il suo carico più prezioso è lo spettrometro di imaging multi spettrale denominato Tropomi, capace di misurare con una risoluzione mai vista prima una vasta gamma di inquinanti atmosferici come il biossido di azoto, l’ozono, la formaldeide, il biossido di zolfo, il metano e il monossido di carbonio.
Il programma spaziale di Sentinel-5P durerà sette anni.


La foto ci mostra che l’NO2, liberato nell’aria soprattutto dai fumi di scarico degli autoveicoli a motore diesel e dall’uso di combustibili fossili nei processi industriali, a livello del bacino padano-veneto presenta concentrazioni nocive per la salute, in misura nettamente superiore rispetto persino al bacino industriale della Ruhr in Germania. Il problema lambisce appena Roma, sede dei palazzi della politica nazionale e risparmia quasi del tutto il Centro e il Meridione d’Italia.
L’NO2 appartiene alla famiglia chimica degli ossidi d’azoto, della quale rappresenta la sostanza più pericolosa per la salute umana, con una tossicità fino a quattro volte maggiore di quella del monossido di azoto, gas quest’ultimo che per ossidazione si trasforma facilmente in NO2.
Forte ossidante ed irritante, l’NO2 esercita il suo effetto tossico principalmente sugli occhi, sulle mucose e nei polmoni. In particolare è responsabile di specifiche patologie a carico dell’apparato respiratorio (bronchiti, asma bronchiale, allergie, edema polmonare) che possono portare anche al decesso. I soggetti più esposti all’azione tossica sono i bambini, gli asmatici e gli adulti broncopatici cronici, specialmente i fumatori e gli ex-forti fumatori.
Gli ossidi di azoto durante la respirazione raggiungono gli alveoli polmonari dove originando acido nitroso e nitrico diminuiscono drasticamente le difese immunitarie polmonari, con conseguente aumento del rischio di infezioni tracheo-bronco-polmonari batteriche e virali.
Più di recente sono stati definiti i possibili danni dell’NO2 sull’apparato cardio-vascolare, come capacità di indurre patologie ischemiche del miocardio, scompenso cardiaco e aritmie cardiache.
Va ricordato quanto possano essere nocive le esposizioni prolungate a basse concentrazioni di ossidi di azoto, che rendono pericoloso l’inquinamento nelle abitazioni (indoor) dovuto all’utilizzo dei fornelli a gas o alla vicinanza di caldaie per il riscaldamento dell’acqua e/o dell’ambiente.
Il biossido di azoto è poi un precursore dell’ozono troposferico, vale a dire che d’estate attiva delle reazioni fotochimiche secondarie, capaci di produrre ozono e il c.d. “smog fotochimico”.
Inoltre in presenza di umidità l’NO2 dà luogo all’acido nitrico, principale responsabile delle “piogge acide”, che provocano ingenti danni alle piante e, più in generale, alterazioni degli equilibri ecologici ambientali.
Il livello critico per l’NO2 è di 30 mcg/m3 d’aria nell’arco temporale di un anno civile, ma i colori della fotografia esposta in apertura indicano al Nord concentrazioni atmosferiche molto superiori a tale concentrazione.
Sintetizzando in un unico dato, nell’anno 2014 l’esposizione atmosferica prolungata all’NO2 ha causato nei 41 Paesi europei 78.000 morti premature, 75.000 decessi nei 28 Paesi membri della UE. Il triste primato continua ad essere mantenuto dall’Italia, ove i decessi prematuri da intossicazione di NO2 sono stimabili in oltre 17.000 all’anno.
Questi dati sono desunti dal rapporto 2017 dell’agenzia europea per l’ambiente.
Interessante è il fatto che la UE dispone ora di una modalità per il monitoraggio dell’inquinamento atmosferico immediata e diretta e non deve più aspettare di ricevere dall’Italia i dati sulle concentrazioni atmosferiche, un anno dopo le misurazioni operate a terra da centinaia di centraline fisse, peraltro insufficienti a coprire il territorio e spesso guaste.
La maggiore autonomia in materia ambientale che stanno ottenendo dal governo le regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, grazie al successo del referendum tenutosi il 28 ottobre 2017, alimenta la speranza di una nuova collaborazione tra le maggiori istituzioni italiane settentrionali e l’agenzia europea per l’ambiente, per formulare e proporre poi alla EU un programma anti-inquinamento dell’aria del bacino padano-veneto-emiliano efficace e ad ampio respiro.
L’aria di Pechino è stata recentemente bonificata grazie a drastiche misure ad ampio raggio assunte dal livello istituzionale più elevato, dal Comitato Centrale della Cina, superando d’un colpo tutti i particolarismi delle istituzioni intermedie.
Ma la richiesta deve iniziare ad elevarsi innanzitutto dalle regioni settentrionali del nostro Paese, dai corpi intermedi della società e dall’opinione pubblica.
Questo blog fa la sua parte e forse viene periodicamente consultato dall’agenzia europea per l’ambiente. Ma chiunque legge potrebbe nel proprio ambito attivarsi per l’abbattimento degli ossidi d’azoto, del PM (particulate matter) e dell’ozono eccedenti in atmosfera, onde salvaguardare il primo vero bisogno per sé e per le nuove generazioni: il diritto alla salute.

 

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