FRENA L’INFORMATIVA SULL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO

dott. Luciano Sabolla

A inizio anno è entrata in vigore la legge 132/2016, che istituisce il sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), con lo scopo di formulare a livello nazionale ed applicare omogeneamente in tutte le Regioni i LEPTA ossia i livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali.

Il consiglio di amministrazione del SNPA è formato dai rappresentanti delle agenzie per l’ambiente di tutte le Regioni italiane (ARPA).

Il SNPA è retto dall’ISPRA, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca dell’ambiente, che di fatto viene incaricato di accentrare su sé tutte le decisioni nell’intera materia ambientale, bloccando così l’autonomia  operativa di quelle ARPA che funzionavano bene da anni, imponendo a tutte loro l’applicazione nei rispettivi territori delle determinazioni che verranno adottate dal livello centrale.

Alle Regioni rimane l’onere di continuare a finanziare le rispettive ARPA “nell’ambito   delle   risorse   finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Esaminiamo in questa sede un solo aspetto della nuova legge, quello dell’informazione sui dati ambientali.

L’art. 11 sancisce che “alla realizzazione e alla gestione del sistema informativo nazionale ambientale (SINA) provvede l’ISPRA” e chiama a collaborare per questa funzione gli uffici delle ARPA che si sono finora occupati di divulgare i propri rapporti annuali cioè i “sistemi informativi regionali ambientali (SIRA)” ubicati nei “punti focali regionali (PFR)”. Quindi viene trasferita tutta l’informazione ambientale all’ISPRA e “il SINA, i PFR e i SIRA costituiscono la rete informativa nazionale ambientale denominata SINANET”.

Il primo effetto dell’art. 11 è che l’ARPA Lombardia ha dovuto annullare la pubblicazione sul web, seppur imminente, dell’ultimo atteso rapporto sulla qualità dell’aria relativo all’anno 2016. Se qualcuno lo aspettava perché preoccupato dal repentino rialzo registrato nel 2015 delle concentrazioni annuali a Milano di molti inquinanti atmosferici direttamente nocivi per la salute, sforando le soglie di legge, dovrà rassegnarsi.

Qualcun altro immaginerà che all’adeguata informazione sullo stato ambientale provvede comunque l’ufficio comunale competente per l’ambiente: a Milano c’è l’AMAT, agenzia mobilità ambiente e territorio. Provate a svolgere una ricerca sul sito relativo: il più recente rapporto ambientale dell’AMAT è del luglio 2015 e riprende i dati ARPA Lombardia relativi all’anno 2014! Però ha un bel titolo: “Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) del Comune di Milano, Valutazione Ambientale Strategica”.

Rispetto al penultimo rapporto ARPA pubblicato, esso semplicemente aggiunge una decina di ottimi grafici riguardanti il trend dei vari inquinanti atmosferici negli anni passati, ma arrestandosi all’anno 2014 vale a dire al periodo in cui gli inquinanti hanno toccato il fondo di un lodevole trend decrescente, frutto dell’intelligente politica iniziata dieci anni prima dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano.

Gli acronimi ambientalistici della L. 132/16 (SNPA, LEPTA, SINA, PFR, SIRA e SINANET) hanno finora partorito un solo documento di informazione pubblica, riguardante la qualità dell’aria, nel dicembre 2016, scaricabile dal sito www.isprambiente.gov.it: “Focus su inquinamento atmosferico nelle aree urbane ed effetti sulla salute”. Esso contiene articoli tematici generali curati dai vari esperti dell’ISPRA e di tutte le agenzie regionali, riprendendo le considerazioni già note (comunque repetita juvant), ma senza ragguagliarci sui dati dell’anno 2016 circa l’inquinamento dell’atmosfera e degli altri comparti ecologici.

Come unica possibilità ci rimane -almeno per ora- l’osservazione diretta dei dati giornalieri sulla mappa regionale della qualità dell’aria, curati dall’ARPA Lombardia: riportiamo ad esempio la concentrazione massima in atmosfera dell’ozono (O3), espressa in µg/m³, del giorno 19 luglio 2017 (media mobile 8h), con i segnali rossi sulle zone di allarme.

In base all’art. 11 della nuova legge anche la divulgazione quotidiana di questo prezioso servizio informativo dipenderà dall’ISPRA.

Nel campo dell’informazione sull’inquinamento ambientale italiano iniziamo allora ad apprezzare, dal momento in cui tale informazione ci viene in gran parte negata, la sussidiarietà vale a dire il principio secondo cui “E’ ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare” (enciclica Quadrigesimo anno di papa Pio XI, 1931). Anche il Trattato di Lisbona, vigente nella UE dal 1° dicembre 2009 afferma che “Le istituzioni dell’Unione applicano il principio di sussidiarietà” e l’ISPA ed il SNPA sono appunto istituzioni della UE.

In virtù di tale disposizione “nei settori che non sono di sua competenza esclusiva l’Unione interviene soltanto se e in quanto gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere conseguiti in misura sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello regionale e locale, ma possono, a motivo della portata o degli effetti dell’azione in questione, essere conseguiti meglio a livello di Unione.”

In pratica: l’ARPA Lombardia ha svolto finora un lavoro di rilevamento, analisi e informazione encomiabile, a beneficio di tutti i cittadini. Analogamente si è comportata l’ARPA Veneto, l’agenzia ambientale dell’Emilia Romagna (ARPAE) ed altre cioè le “minori e inferiori comunità … che possono compiere con le forze e l’industria propria” attività che “possono essere conseguite in misura sufficiente … a livello regionale e locale” essendo attività che “non sono di competenza esclusiva” della UE né dello Stato italiano.

Perché la buona prassi di dette agenzie regionali viene allora bloccata a livello locale per essere accentrata in un organismo nazionale superiore, piuttosto astratto perché fatto di sigle, creando un gap informativo sull’ambiente già evidente adesso a tutti noi?

All’intento statalista le Regioni non si sono opposte, quando la bozza legislativa è stata loro presentata alla Conferenza Stato-Regioni, perché in quel periodo (la L. 132 è stata promulgata il 28 giugno del 2016) erano sicure di dover cedere al governo nazionale ogni autonomia di indirizzo legislativo e gestionale, in base alla Riforma costituzionale allora ritenuta ineludibile e sicuramente vincente da tutte le istituzioni italiane ed estere, Germania, OCSE ed USA compresi.

Ma ora che gli elettori italiani hanno respinto tale riforma, le Regioni devono riprendere l’attuazione piena delle proprie competenze, grazie a Dio rimaste inalterate, con decisione e nel rispetto del principio della sussidiarietà, anche nel settore della comunicazione al pubblico dei dati di inquinamento ambientale.

 

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