INALAZIONE DI OZONO – DANNI PER LA SALUTE

Dott. Luciano Sabolla

I limiti di legge della concentrazione dell’ozono (O3) rimangono fissati per l’Europa in 120 mcg/m3 di aria atmosferica (valore obiettivo), da non superarsi per più di 25 volte all’anno.

Sulla mappa della qualità dell’aria pubblicata quotidianamente sul web dall’agenzia regionale della Regione Lombardia, (ARPA), http://www2.arpalombardia.it/sites/QAria/_layouts/15/QAria/IDati.aspx?v=2, vengono evidenziati i segnaluoghi che indicano l’ubicazione delle centraline fisse di rilevamento degli inquinanti atmosferici su tutto il territorio lombardo. Il loro colore fornisce un’idea semiquantitativa della concentrazione dell’inquinante prescelto in quella determinata sede.

foto 1

Scegliendo il parametro O3MM8H (massima media mobile dell’O3 in 8 ore consecutive) possiamo trovarci, in numerose giornate di questa torrida estate, davanti a mappe come quella sopra riportata, fotografata dallo schermo PC il 2 agosto 2017. I segna-luoghi rossi, raggruppati soprattutto nelle province a nord di Milano (Varese, Lecco, Como), corrispondono a valori di allarme di concentrazione di ozono nell’aria, pari a circa 240 mcg/m3 (quasi un terzo superiori alla soglia massima ammissibile).

Da qui nasce spontanea la domanda su quali siano gli effetti nocivi dell’ozono per le persone esposte in modo acuto, cioè per chi respira aria contenente O3 in eccedenza per alcune ore.

Ci risponde il prezioso lavoro scientifico di Miller D.B. e Colleghi, pubblicato un anno fa su American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine (Volume 193 Number 12), promosso dall’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti e condotto su 24 volontari sani all’Università di Durham, nel Nord-Carolina.

Se un giovane adulto respira per due ore, in condizioni di riposo ed in costanza di umidità al 40%, un’aria contenente 0.64 mg di O3/m3 (a Milano la concentrazione di ozono d’estate spesso è superiore a 100) subisce nel suo organismo i seguenti fenomeni patologici:

  • uno stato di stress da difesa, dovuto al fatto che l’ozono inalato raggiunge rapidamente una regione ubicata profondamente nel cervello, il talamo, che stimola la ghiandola posta alla base del cervello, l’ipofisi, principale regolatrice delle attività ormonali dell’organismo, a comandare ai surreni di produrre e liberare immediatamente in circolo adrenalina, cortisolo e corticosterone (per attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrenalico)
  • la mobilizzazione delle scorte di trigliceridi presenti nel fegato e lisi di molte altre importanti sostanze lipidiche, fenomeni dovuti alla presenza in circolo dei sopra elencati ormoni da stress, con rapido esaurimento (catabolismo) lipidico generalizzato
  • la mobilizzazione dei fosfolipipidi e dei lisolipidi che costituiscono le membrane cellulari, con gravi alterazioni del metabolismo dei vari tessuti
  • un’intolleranza glucidica in caso di cronica elevazione nel sangue dei metaboliti lipidici
  • l’attivazione nel polmone della fosfolipasi A, con liberazione di acido arachidonico, poi metabolizzato dalla lipo- e dalla ciclo-ossigenasi a produrre numerosi mediatori dell’infiammazione: leucotrieni, prostaglandine, trombossani etc. Questi mediatori, assieme alle specie reattive dell’ossigeno liberate dallo stress ossidativo direttamente indotto nei bronchi dall’O3, possono generare una risposta infiammatoria con neutrofilia nelle vie aeree.

Possibile anche la bradicardia (riduzione della frequenza dei battiti del cuore) e l’ipotermia (abbassamento della temperatura corporea), non registrati in questa sperimentazione, per il breve tempo di esposizione all’O3 dei volontari.

Nella persona che esercita uno sforzo muscolare l’ozono inalato porta anche alla saturazione della β-ossidazione mitocondriale, mobilizzando i corpi chetonici ed altri metaboliti essenziali, come è stato registrato nelle fasi di utilizzo del cicloergometro.

Dunque, per eccessiva presenza di O3 nell’aria durante le ondate di calore estive si può anche morire.

Tra il 3 e il 17 agosto del 2003 in Francia si è verificato un importante incremento di morti premature, da elevazione combinata della concentrazione di O3 nell’aria e della temperatura ambiente. Tale rischio è risultato variare, secondo gli studiosi Filleul L. e Colleghi [Environ Health Perspect 114:1344–1347 (2006)], tra un minimo del 10.6% registrato a Le Havre ed un massimo di 174.7% a Parigi, per un totale di circa 15.000 morti in eccesso, nell’agosto del 2003, in tutta la Francia [rapporto Hémon e Jougla (2003)].

foto 2

Considerando solo la concentrazione di O3 nell’atmosfera, quindi escludendo il fattore temperatura ambientale, il rischio di morire è stato in Francia nell’agosto del 2003 di poco superiore all’1% per ogni aumento del livello di ozono di 10 mg/m3 d’aria (troposferica).

Cosa dovrebbero fare le istituzioni di fronte a questo rischio? Sicuramente

  • concentrare le competenze relative alla qualità dell’aria in un organismo comune per la macro-regione più interessata ossia l’intero bacino padano-veneto
  • valutare la possibilità di ridurre la liberazione in atmosfera dei precursori dell’ozono, iniziando dagli ossidi d’azoto (emessi soprattutto dai veicoli trainati da motori diesel), ma non solo
  • avviare studi sull’eventuale responsabilità dell’aviazione civile (che emette esausti in libera progressione esponenziale da anni) nell’alterare i livelli di ozono stratosferico protettivo (in pericolosa riduzione) e di quello troposferico (in eccessiva produzione durante l’estate)
  • individuare i rimedi più efficaci ed applicarli in modo progressivo, ma in contemporanea ed omogeneamente sull’intero territorio macro-regionale.

Non si può persistere nella posizione rinunciataria di fronte al problema della qualità dell’aria: le Regioni mantengono tutte le loro prerogative funzionali, hanno dimostrato di sapersi concertare su problematiche generali importanti e sono sempre più corresponsabili (assieme al Governo) dei seri rischi sanitari estivi dell’O3 atmosferico per la cittadinanza, esemplificativamente illustrati dagli studi scientifici sopra citati.

 

 

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