E’ POSSIBILE INQUINARE ANCORA GRAZIE ALLA NUOVA DIRETTIVA UE SULLA QUALITÀ DELL’ARIA

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Il 30 novembre 2016 il Parlamento europeo ha abrogato la direttiva del 2001 n° 81 che fissava i limiti massimi, in valori assoluti, delle emissioni annue di biossido di zolfo (SO2), ossidi d’azoto (NOX), composti organici volatili non metanici (COVNM) e ammoniaca (NH3).

Essa viene sostituita da una nuova direttiva chiamata National Emission Ceilings (NEC), che consente di mantenere invariati i valori presentati nell’anno 2010, fino al 2019 compreso. Dal 2020 al 2029 i limiti nazionali di tali sostanze rilasciate in atmosfera non verranno più calcolati in valori assoluti, ma relativi, prendendo come riferimento le emissioni registrate nel 2005, abbattute per l’Italia del 40% per il biossido di azoto (NO2), del 5% per l’ammoniaca, del 35% per i COVNM e del 10% per il PM2.5 il particolato ultra fine sospeso nell’aria con diametro non superiore a 2.5 micron.

Per capire il meccanismo stabilito dalla Direttiva NEC facciamo una simulazione limitatamente al PM2.5, l’inquinante più cancerogeno di tutti. Poiché noi comuni cittadini non troviamo sul web alcun documento che riporti le medie annuali in Italia dei vari inquinanti atmosferici nell’anno 2005, utilizziamo quello che abbiamo cioè i rapporti annuali dell’ARPA Lombardia.

In questo grafico, estratto dalla più recente relazione disponibile dell’ente lombardo per l’ambiente, riguardante l’anno 2015, osserviamo l’andamento nell’ultimo decennio delle concentrazioni medie annuali di PM2.5 nell’area metropolitana di Milano.

a grafico

La media annuale di PM2.5 a Milano è stata nel 2005 di 42 microgrammi (mcg)/m3 e nel 2015 di 30 mcg/m3, a fronte del valore soglia stabilito dalla UE con la precedente direttiva, di 25 mcg/m3.

Quindi nell’anno 2015 Milano per il PM2.5 era fuori legge, in base alle norme europee vigenti fino al 29 novembre 2016.

La nuova direttiva NEC prevede per l’Italia una riduzione della concentrazione di PM2.5 pari al 10% rispetto al valore dichiarato nel 2005, obiettivo da raggiungere entro il 2020 e poi da mantenere fino al 2029. Proviamo ad applicarla al nostro esempio ambrosiano: 42 mcg meno il 10% fa 37.8 mcg/m3 d’aria. E con ciò…: contrordine, compagni, l’aria di Milano nel 2015 per il PM2.5 rientra nei limiti di norma e con un buon margine (dai 30 mcg/m3 effettivamente misurati ai 37.8 nuovo plafond in base alla recente norma NEC)!

Quello che è successo per Milano nel nostro esempio, si ripete per l’Italia nel suo complesso: con la nuova direttiva, la UE traferisce automaticamente la nostra Penisola nel gruppo dei Paesi virtuosi. Secondo i dati del recente rapporto “NEC Directive reporting status 2017” dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), infatti, l’Italia compare nel gruppo degli Stati membri che nel 2015 hanno rispettato i nuovi limiti di inquinamento atmosferico fissati dalla direttiva NEC; nella lista degli insufficienti rimangono Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo, Spagna e Svezia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il PM2.5 continua invece a mantenere la raccomandazione di non superare la soglia di 10 mcg/m3 come media annuale. Responsabilmente, perché a questa istituzione internazionale, che ha elaborato il calcolo delle morti premature da esposizione all’aria inquinata evidenziando il primato italiano in questo triste conteggio, sta a cuore innanzitutto la salute pubblica.

A che scopo la UE ha dunque prorogato per quasi un decennio i valori dichiarati nel 2010 per le emissioni tossiche antropiche, ideando il nuovo calcolo relativo dei “soffitti” alle concentrazioni dal 2020? Il primo scopo non sembra quello di salvaguardare la salute dei cittadini europei, ma piuttosto quello di facilitare la produzione industriale. Nella direttiva NEC ad esempio sta scritto: “Nell’adozione di misure da includere nei programmi nazionali di controllo dell’inquinamento atmosferico che siano applicabili al settore agricolo, gli Stati membri dovrebbero provvedere affinché i loro impatti sulle piccole aziende agricole siano pienamente presi in considerazione, in modo da limitare quanto più possibile i costi aggiuntivi.” E’ vero che questa specifica frase si riferisce alle attività in agricoltura (principale fonte di inquinamento atmosferico assieme al traffico su gomma), ma essa rivela il vero intento della direttiva NEC: liberare il più possibile dagli oneri ambientali tutta la produzione europea, ad iniziare dall’industria pesante continentale, quella che utilizza enormi centrali a carbone e grandi acciaierie per produrre treni, tram, motori diesel da autotrazione etc.

Inoltre abrogando la precedente direttiva sull’inquinamento del 2001, Bruxelles potrebbe archiviare senza problemi le due procedure di infrazione ancora pendenti dal 2014 contro l’Italia per mancata applicazione della precedente direttiva riguardante i limiti in atmosfera di PM10 e di ossidi d’azoto.

La direttiva NEC renderebbe poi praticamente impossibile qualunque denuncia penale futura contro le istituzioni nazionali ed europee per mancata applicazione dei limiti di legge alle emissioni di inquinanti in atmosfera, da parte dei parenti dei deceduti per morte prematura, in particolare per cancro polmonare.

A conclusione di questo percorso poniamoci un’altra domanda: nei sette mesi trascorsi da quando è entrata in vigore la nuova direttiva NEC, qualcuno ha mai sentito parlare in qualche telegiornale, pubblico o privato, della politica sulla qualità dell’aria dei prossimi tredici anni? Se no, vuol dire che esiste anche un serio gap nell’informazione, peraltro relativo ad un aspetto cruciale per la salute di tutti noi.

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2 thoughts on “E’ POSSIBILE INQUINARE ANCORA GRAZIE ALLA NUOVA DIRETTIVA UE SULLA QUALITÀ DELL’ARIA

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  1. E’ vero, il campo informativo è diventato prezioso, perché i dati concreti sono sempre più confinati ad un’ élite, pur all’interno di un sistema finanziato dal pubblico.In questo senso si è mossa purtroppo anche una recente legge italiana: penso di trattarne al prossimo articolo.

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