BENZOPIRENE (BaP) IN LOMBARDIA

dott. Luciano Sabolla

Il benzopirene (BaP), principale esponente della famiglia chimica degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), è l’unico inquinante che con il passare degli anni non diminuisce di concentrazione nell’atmosfera dell’Europa, anzi, tende lentamente ad aumentare.

Esso  viene liberato dall’incompleta combustione di biomasse (es.: legna da ardere, incendi boschivi) e di altro materiale organico (es.: incenerimento di rifiuti), dall’impiego di carbon coke nelle acciaierie, ma è presente anche nel fumo di sigaretta e negli esausti dei motori diesel.

Tra gli IPA solo il BaP è normato, forse perché non può essere misurato di continuo, ma richiede un’analisi in laboratorio sui campioni di PM10 precedentemente raccolti. La soglia massima consentita di concentrazione atmosferica di questo inquinante, calcolato come media annuale, è di 1 nanogrammo per metro cubo di aria (1 ng/m3) secondo l’Unione Europea (UE), mentre è di 0.12 ng/m3 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Poiché non vi è ancora obbligo di trasmissione a Bruxelles delle concentrazioni di BaP misurate dai Paesi membri della UE,  l’Italia non li comunica, a differenza della maggior parte delle altre Nazioni.

Gli IPA e quindi anche il BaP appartengono alla categoria dei microinquinanti, in quanto capaci di produrre nell’uomo effetti tossici a concentrazioni molto inferiori di quelle osservate per gli inquinanti classici. Per esposizioni croniche Il BaP può produrre malformazioni genetiche ed embrionarie, deficit cognitivi nei primi anni di vita, danneggiamento del sistema immunitario, malattie cardiovascolari e respiratorie, sviluppo di cancro del polmone, della pelle e della vescica. Gli effetti cancerogeni sono tanto più marcati quanto maggiore è il numero degli anelli aromatici che compongono la molecola dell’IPA.

La cartina geografica ad inizio pagina illustra chiaramente il primato europeo, nell’inquinamento atmosferico da BaP, della Polonia, Paese in cui:

  • la gran parte delle centrali elettriche sono a carbone, data l’ingente quantità di energia elettrica richiesta dall’industria pesante polacca
  • la produzione di autoveicoli, treni e tram etc. dipende da una sviluppata industria siderurgica con annesse cokerie
  • è stata triplicata nell’ultimo decennio la rete autostradale
  • la vasta produzione agricola continua ad essere parcellizzata in 2 milioni di nuclei a conduzione familiare.

E’ così che in Polonia i livelli aerei medi di BaP  si attestano costantemente attorno ai 5 ng/m3 all’anno (!), a causa:

  • dell’esteso impiego del carbon fossile nelle centrali elettriche e nelle acciaierie
  • della rilevante produzione di carbon coke per gli altoforni
  • della diffusa combustione di legna nei generatori domestici di calore
  • dell’ubiquitario incenerimento di biomasse agricole di scarto
  • del consistente incremento di automezzi su strada trainati da propulsori diesel.

In Italia si sono registrati livelli superiori ai limiti di legge di BaP soprattutto nei territori nord-orientali. Infatti sul sito dell’ARPAV (Regione Veneto) si legge questa valutazione relativa all’anno 2015: “Dal confronto tra i livelli di benzo(a)pirene registrati presso le 18 stazioni attive nel 2015 ed il Valore Obiettivo, si osserva uno stato negativo dell’indicatore in quanto nel 72% delle stazioni tale valore è stato superato.”

Le stazioni fisse che consentono la misura di BaP, attivate dal 2008 ad oggi sono una ventina in Veneto e altrettante in Lombardia.

La vecchia cokeria dell’ILVA di Taranto lasciava filtrare dagli impianti notevoli quantità di BaP sotto forma di emissioni diffuse, non sottoposte a vincoli, diverse dalle emissioni convogliate verso la ciminiera (sottoposte ad obbligo di rilevamento), al punto che L’ARPA Puglia nel 2010 dichiarò che “nei primi 5 mesi del 2010 il valore di benzo(a)pirene nel quartiere Tamburi di Taranto è salito a 3 nanogrammi a metro cubo”.

Per quanto riguarda la Lombardia, gli ultimi dati pubblicati dall’ARPA sono riassunti nella tabella 3-17.

BaP2

Valori al di sopra del livello massimo consentito di BaP sono stati ininterrottamente rilevati nei Comuni di Meda (Provincia di Monza Brianza), Darfo (Provincia di Brescia) e Sondrio. In tutti e tre i luoghi la scomposizione mensile dimostra una stretta correlazione delle concentrazioni atmosferiche di BaP con il riscaldamento domestico a biomassa, considerato che le concentrazioni da zero aumentano da fine settembre con l’arrivo dei primi freddi, raggiungono il climax in dicembre e si annullano in aprile, col sopraggiungere della primavera.

BaP3

La concentrazione costantemente bassa (0.1 ng/m3 all’anno) del BaP nel comune di Moggio (Provincia di Lecco) nella tabella dell’ARPA sopra esposta, dipende dall’altitudine a cui è collocata la centralina di rilevamento (oltre 1.100 metri s.l.m.).

Non dobbiamo dimenticare comunque che la combustione di legna e similari, che in Lombardia produce sporadicamente BaP al di sopra della soglia di legge, genera diffusamente e incessantemente quel tossico pulviscolo atmosferico chiamato PM (particulate matter) di cui abbiamo parlato nei precedenti articoli su questo blog. La generazione di calore da biomasse è infatti responsabile di ben il 45% delle emissioni annuali di PM10 in Lombardia (oltre 20 tonnellate) e del 51% del PM2.5.

Il PM è generato anche dai motori diesel e dal traffico autoveicolare in tutta l’Europa, particolarmente nella pianura padano-veneta.

Invece il BaP, che per il 90% è depositato sul PM, in Lombardia deriva quasi esclusivamente dall’incenerimento di biomasse organiche solide.

Alla nostra classe dirigente da anni incapace di abbattere le eccedenti concentrazioni atmosferiche di BaP, di PM e di ossidi d’azoto (NOx) suggeriamo, mentre sta scadendo l’ultimatum UE prima dell’avvio della terza causa contro l’Italia davanti alla Corte di Giustizia di Lussemburgo per infrazione delle norme anti-inquinamento aereo, di prendere esempio dall’operato della magistratura sull’ILVA di Taranto, che come primo obiettivo si è sempre posta la salute della popolazione, al di là degli interessi degli industriali e del condizionamento dei loro media e delle loro lobby.

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