DECISIONI REGIONALI REGRESSIVE

Dott. Luciano Sabolla

A fronte della riapertura pochi mesi fa della procedura di infrazione da parte della UE contro la Lombardia per il superamento della soglia di inquinanti nell’aria, nella nostra regione si è pensato bene di mitigare il previsto blocco della circolazione degli autoveicoli diesel.

Il blocco totale dei diesel Euro 3 senza filtro, dal 15 ottobre 2016 è stato circoscritto alla eventualità che il PM10 superi la soglia dei 70 mcg/m3 per più di 7 giorni consecutivi (secondo livello di allarme). Eccezion fatta per i veicoli diesel Euro 3 commerciali, che anche in tali circostanze possono circolare nella fascia oraria dalle 10 alle 18.

I limiti di legge per la concentrazione in aria del PM10 sono tre, 50 mcg/m3 da non superare nell’arco delle 24 ore; 40 mcg/m3 da non eccedere come media annuale; 35 giorni di sforamento consentiti in un anno.

L’area metropolitana di Milano ha superato il limite giornaliero di PM10 in ben 101 giornate nel corso del 2015, ma grazie alla nuova regolamentazione regionale è incappata poche volte nel secondo livello di allarme perché è difficile che si verifichi la fatidica serie di otto giorni consecutivi di superamento della soglia legale. Con l’attuale normativa regionale, nell’ipotesi di quindici giorni con concentrazioni di PM10 a 100 mcg/3, basta il vento o la pioggia capace di abbassare il PM a 49 mcg/m3 all’ottavo giorno per evitare il blocco dei diesel Euro 3.

Questa decisione regionale è un tipico esempio di politica lobbistica, in favore anzitutto di una determinata categoria produttiva. Come diventa raffinata la capacità mentale degli attuali politici regionali, quando vogliono evitare il blocco completo della circolazione dei veicoli diesel Euro 3, a prescindere dalla salute dei cittadini e da tutti gli allarmi provenienti dalla UE e dalla società civile (vd. loghi delle associazioni ambientaliste confederate per l’aria pulita)!

loghi

Ma ad aggravare il comportamento delle nostre istituzioni sta il fatto che l’Assessore regionale all’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile, avv. Claudia Maria Terzi, ha giustificato l’attenuazione del blocco dei diesel con la responsabilità del Governo centrale per non aver accolto la richiesta lombarda di “due miliardi di euro, uno da utilizzarsi per incentivi alla mobilità [cioè per la rottamazione dei veicoli Euro 3] e l’altro per il trasporto pubblico locale, chiesti all’inizio dell’anno [2016] e su cui non abbiamo mai ricevuto risposta”.

Di fronte a questa polemica non possiamo evitare di stigmatizzare tutte e due le istituzioni.

Il Governo non ha ancora capito che lo stato di inquinamento dell’aria che grava nei sei mesi più freddi su tutta la Pianura Padana costituisce già da tempo una vera e propria emergenza, come denunciato dai rapporti europei che si susseguono di anno in anno, e che ciò richiede un piano straordinario a breve e a lungo termine sull’intero bacino dell’Italia Settentrionale. L’Agenzia ambientale della UE ha sancito il nostro primato tra tutti i Paesi europei in termini di morti premature da inalazione di inquinanti atmosferici negli anni 2012 e 2013. Cosa aspetta il Governo di Roma a intervenire nell’area più colpita del Paese dall’avvelenamento atmosferico?

La Regione Lombardia, poi, riproponendo l’incentivo alla rottamazione delle auto ultra decennali, favorisce ancora una volta il tradizionale capitalismo automobilistico, quale primo e unico effetto dell’iniziativa. A fronte delle previsioni di aumento entro il 2050 del trasporto su strada di persone (+ 40%) e merci (+ 58%), il consesso del Pirellone pare abbia dimenticato che le auto a motore diesel e benzina emettono tutte delle sostanze nocive e cancerogene, anche quelle tecnologicamente più avanzate, visto che le stesse Euro 6 liberano ossidi d’azoto (NOx) fino a oltre 20 volte il limite in vigore. Quindi pretendere un miliardo di Euro dal Governo per convincere i proprietari di vecchi modelli diesel a sostituirli con altri diesel, benché Euro 6, dal punto di vista della salute è semplicemente un’assurdità.

La Regione Lombardia si guardi attorno. In Danimarca e in Olanda la percentuale degli acquisti di auto diesel è scesa da un pezzo al di sotto del 30%. Il parlamento olandese ha varato misure per impedire la commercializzazione di veicoli a combustione interna dopo il 2025. Alcuni Lander tedeschi hanno chiesto al governo Merkel di fissare lo switch off del diesel dopo il 2025. A Parigi sono state adottate limitazioni progressive della circolazione dei mezzi diesel, da Euro 0 a Euro 3 compresi, sino al loro blocco totale entro il 2020. In Giappone è ormai avanzata una riprogrammazione industriale che incentiva l’acquisto di automobili elettriche, crea una capillare rete infrastrutturale di stazioni di ricarica elettrica e mette al bando la produzione di motori diesel e benzina, definitivamente tra pochi anni.

Questa evoluzione cosa significa? Significa che bisogna pretendere certamente i fondi statali, ma per favorire l’acquisto di automezzi elettrici, al massimo ibridi, da parte di soggetti sia pubblici che privati; per rilanciare la mobilità locale ferroviaria; per agevolare l’uso dei trasporti pubblici ferrotranviari; per sostituire i troppi autobus a motore diesel, pesantemente inquinanti; non per foraggiare l’industria automobilistica ancorata al passato, a modelli ormai superati dal disastro ambientale da essi stessi generato!

E infine, gli ambientalisti la smettano di osannare ciecamente alla bike-sharing, perché essa è praticata per la maggior parte su piste urbane a diretto contatto con il traffico su gomma, deleterio per i polmoni degli ignari ciclisti. Le nostre città sono quasi tutte accentrate sul proprio nucleo storico, suddivise da assi viari centripeti sui quali si concentrano tutte le autovetture a motore diesel e benzina, che liberano esausti mefitici a nocumento dei pedoni e dei cultori delle due ruote presenti in strada.

Le piste ciclabili devono essere realizzate lontano dagli assi viari a traffico tradizionale: ci vuole tanto a capirlo? Non è il caso, piuttosto, di fondare e sostenere una nuova cultura urbanistica che mantenga ben distinti, nei nuovi insediamenti, il traffico su quattro ruote da quello ciclistico?

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