Inquinamento atmosferico a Milano

Dott. Luciano Sabolla

Alle porte dell’inverno è arrivato il momento di informarci sull’andamento delle concentrazioni delle sostanze tossiche e cancerogene presenti nell’aria nella città metropolitana di Milano, confrontando i dati del rapporto ARPA sulla qualità dell’aria dell’anno 2015 rispetto al 2014.

Complessivamente nel 2015 sono state emesse in atmosfera 710 tonnellate in più di ossidi d’azoto (NOx) rispetto all’anno precedente (+ 4.7%), 23 ton in più di particolato fine (PM10) e 17 ton in più di particolato ultra fine (PM2.5), eccessi tutti esclusivamente legati al traffico su strada cioè ai motori diesel ed in minor misura ai propulsori a benzina. Le fonti lombarde di inquinamento diverse dal traffico auto veicolare confermano la stazionarietà delle proprie emissioni in atmosfera, anno su anno.

Questo trend complessivo regionale diventa preoccupante se valutiamo la media annua registrata dalle stazioni fisse di rilevamento.

Tralasciando l’ozono (O3) che, come abbiamo visto negli articoli già pubblicati su questo sito, è un inquinante tipicamente estivo, per quanto riguarda il biossido d’azoto (NO2), la classifica nella gara comparativa vede purtroppo in pole position la città di Milano, che in piazza Zavattari ha registrato nel 2015 un incremento delle concentrazioni in aria di questo gas pari a quasi il 40%, passando da 48 mcg/m3 nel 2014 ai 67 del 2015. Stesso massiccio aumento a Cinisello Balsamo, col suo +34,2% (da 38 a 51). Anche graficamente registriamo il ritorno all’insù delle curve relative ai livelli atmosferici dell’NO2 in tutte e tre le maggiori città monitorate: Milano, Monza e Varese (vedi grafico, tratto dal rapporto ARPA per l’anno 2015).

Prendiamo ora in considerazione il particulate matter (PM), ormai definitivamente dichiarato cancerogeno dall’OMS (Organizzazione mondiale della sanità). Già abbiamo ricordato che il PM10 (particelle aero disperse fino a 10 micron di diametro) e il PM2.5 (fino a 2.5 micron) possono venir considerati unitariamente per caratteristiche chimico-fisiche, aerodinamiche ed effetti nocivi sul soggetto che li respira. La differenza, ai fini di questa nota, sta nel fatto che le stazioni che rilevano il PM10 lo fanno da oltre un decennio e sono più numerose sul territorio regionale (a Milano ce ne sono tre: Senato, Verziere, Pascal), mentre la misurazione del PM2.5 è stata resa obbligatoria dalla UE solo tre anni fa ed a Milano avviene in due sole postazioni (Senato e Pascal).

Ebbene, il confronto delle concentrazioni medie annuali (2015 su 2014) a Milano-Pascal registra un aumento notevole del PM2.5 (da 26 mcg/m3 a 32), del 23%, a fronte di un limite di legge di 25 mcg/m3 (portato a 10 mcg dall’OMS oltre due anni or sono, trattandosi dell’inquinante più cancerogeno presente nell’aria urbana).

L’ incremento del PM10 in tutte e tre le sedi del capoluogo si è attestato, anno su anno, al 16% – 17%, con valori medi che per la prima volta, nell’anno 2015, hanno superato la concentrazione massima tollerata (fissata a 50 mcg/m3): media annua di 61 in via Senato e di 68 in via Pascal. I dati del 2014, al confronto, non superavano per il PM10 la concentrazione media di 34 mcg/m3.

Per il PM10 è inoltre obbligatorio rilevare e comunicare alla UE anche il numero dei giorni di sforamento delle concentrazioni atmosferiche nell’anno. Non si dovrebbero superare i 50 giorni di sforamento: noi nel 2015 abbiamo totalizzato 101 giorni in Mi-Senato e 100 giorni in Mi-Pascal, contro i 61 giorni ed i 68 giorni, rispettivamente, nel 2014.

È lampante il giudizio che si deve trarre da questi dati nudi e crudi: nell’area metropolitana di Milano nel corso del 2015 tutte le persone (anche i bambini) sono state lungamente esposte ad inquinanti tossici cioè a concentrazioni doppie e per un periodo di tempo doppio rispetto ai limiti di legge. Tossici vuol dire responsabili delle affezioni (sub)acute dell’apparato respiratorio (sinusiti, riniti, tracheiti, bronchiti e polmoniti) che abbiamo patito l’inverno scorso nonché responsabili di un amento del rischio di contrarre tumori maligni in futuro, come risulta ormai evidente da una vasta letteratura scientifica (un lavoro quantizza l’aumento di questo rischio in oltre un punto percentuale per ogni 10 mcg in più di PM/m3 d’aria).

Cosa dobbiamo fare?

Dobbiamo tendere alla completa eliminazione degli autoveicoli a motore termico (diesel e benzina), in favore di vetture, di bus e di pullman a propulsione elettrica. La recente decisione di raddoppiare in Italia le stazioni di rifornimento di metano per autoveicoli, da 1000 a 2000 punti, è un’iniziativa che va nel senso giusto, ma è di per sé insufficiente.

Per raggiungere l’obiettivo dobbiamo formulare una politica pluriennale contro l’inquinamento atmosferico da traffico, condivisa da tutte le Regioni del bacino padano, da applicare simultaneamente nelle città più popolose e da estendere man mano a tutta la Pianura padana. Una politica che sostituisca progressivamente, ma senza interruzione, tutti i mezzi pubblici su gomma con trasporti a motore elettrico o ad idrogeno, dopo l’attuazione della necessaria rete di rifornimento elettrica e di idrogeno. Tale politica deve raggiungere il bando, in prospettiva, di qualsiasi motore termico da tutte le convenzioni delle istituzioni (flotte di car-sharing, mezzi a noleggio etc.) e da tutte le autorizzazioni.

Una piccola divagazione di carattere generale: se sottraiamo tutte le più importanti funzioni attuali dalle Regioni e le accentriamo sullo Stato centrale (approvando la riforma costituzionale Boschi), sarà maggiore o minore la probabilità di raggiungere un simile obiettivo, che verrebbe attuato anzitutto nel bacino padano? In realtà l’attuazione di un grande programma per un’aria respirabile andrebbe automaticamente esteso alle grandi città anche delle altre Regioni.

Una simile politica antinquinamento aereo non è fantasia, ma è realtà in fase di avanzata realizzazione nei Paesi nord-europei, in USA e in Giappone, anche grazie a cospicui finanziamenti delle istituzioni sovranazionali (che noi non abbiamo ancora richiesto alla UE, privi come siamo stati finora di significative iniziative in questo campo): informiamoci su queste soluzioni, ne abbiamo parlato su questo sito web, perché i nostri media ce ne parlano poco.

E smettiamola di impegnare –come facciamo da mesi se non da anni– ingenti risorse di attenzione pubblica e privata in iniziative che non migliorano di un millimetro la salute, le attività economiche, l’educazione e la formazione della popolazione.

Approfondiamo invece gli aspetti che incidono davvero sulla società italiana, perché intanto la campanella dell’ultimo giro (per la salute respiratoria non solo di noi cittadini padani) è suonata dall’anno scorso. E che Dio ce la mandi buona per quest’inverno (invochiamo frequenti precipitazioni).

Sommario

 

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