BIKE and RUNNING vs INQUINAMENTO STRADALE IN LOMBARDIA

di Dott. Luciano Sabolla

Milano vanta 140 km di piste ciclabili distribuite su tutto il suo territorio comunale ed il servizio di bike-sharing più vasto in Italia, denominato BikeMi, gestito dall’Azienda Trasporti Milanese (ATM), con 3.650 bici tradizionali e 1.000 elettriche a pedalata assistita.

Tuttavia questa rete per ben 112 km è ‘ciclostradale’ cioè realizzata nella medesima carreggiata sulla quale corrono le autovetture oppure al centro dei viali provvisti di ampio spartitraffico in mezzo alle due carreggiate per ogni senso di marcia, incrociando numerose strade trafficate ortogonali al percorso ciclabile.

 Lungo questi assi ciclostradali il ciclista respira direttamente il particolato aero-disperso detto PM (particulate matter) sia sottile (PM10) che ultrasottile (PM2.5), gli ossidi di azoto (soprattutto NO2), il monossido di carbonio (CO), il biossido di zolfo (SO2) scaricati in atmosfera dalle marmitte dei motori diesel o a benzina degli autoveicoli in moto nelle immediate vicinanze.

Tra queste sostanze, la più studiata negli ultimi anni è la polvere detta PM2.5 ritenuta la più dannosa per la salute, essendo dotata della massima capacità di legare i corpuscoli allergizzanti e gli atomi di metalli pesanti presenti nell’aria. Quando viene inalato, il PM2.5 si deposita sulla mucosa che riveste la porzione endo nasale più prossima alla fossa cranica anteriore e da questa sede può venir trasportata nel sistema nervoso centrale (secondo alcuni studiosi è possibile una correlazione con la sclerosi multipla). Inoltre il diametro piccolissimo di questo PM (2.5 µ) gli conferisce la massima penetrazione aerodinamica nell’albero respiratorio.

Il PM e gli altri contaminanti atmosferici aumentano notevolmente, in chi li respira, il rischio di sviluppare affezioni respiratorie, cardiovascolari, metaboliche e neurologiche, affezioni che sono state complessivamente sintetizzate dall’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) in numero di morti premature per una determinata popolazione (che sia abbastanza consistente, quindi nazionale o regionale o metropolitana), numero direttamente proporzionale alle medie annuali delle concentrazioni in aria del PM2.5 registrate da stazioni fisse di monitoraggio sparse sul territorio.

L’OMS ha poi applicato questo rischio clinico complessivo ai ciclisti che svolgono la loro attività fisica in ambiente atmosferico inquinato (Tainio M/Prev Med 87 [2016] 233–236), determinando il “tripping point” (punto critico) ossia il tempo entro il quale tale attività fisica è sicuramente benefica e il “breakeven point” vale a dire il tempo oltre il quale l’ulteriore attività fisica comporta sicuramente effetti patologici al corridore.

Il limite di legge nella UE per il PM2.5 è di 25 µg/m3 d’aria, ma l’OMS l’ha abbassato a 10 µg/m3 nel 2013, dopo che l’agenzia per la ricerca sul cancro (IARC) ha dichiarato il PM sicuramente cancerogeno.

Il grafico qui pubblicato rappresenta la probabilità del detrimento per la salute nel ciclista per valori di PM2.5 in atmosfera doppi rispetto al limite di legge UE. In simili condizioni il percorso in bici (alla velocità di 15-20 km/h) lungo strade trafficate non dovrebbe prolungarsi oltre l’ ora e ½ e diventa sicuramente nocivo per la salute se supera le cinque ore. Naturalmente tanto maggiore è la concentrazione in aria del PM2.5 tanto più contenuti sono i tempi del tripping point e del breakeven point.

La corsa è un’attività fisica più impegnativa rispetto al ciclismo, comportando un lavoro cardiorespiratorio circa doppio, se il runner corre alla velocità di 12 km/h, con conseguente drastico abbassamento dei due “point” indicati sul grafico, a parità di concentrazione di inquinanti.

A questo punto diventa importante domandarsi quale sia l’andamento annuale dei livelli medi di PM in Lombardia. L’andamento è stagionale e, proprio da questo mese di Settembre, inizia ad aumentare progressivamente e costantemente per il prossimo semestre.

Un articolo scientifico recente specifica la concentrazione media nei vari trimestri dell’anno in Lombardia del PM10 cioè delle particelle fini con diametro fino a 10 µ. I dati sono relativi ad un campione di 53 centraline (L. Angelici et al. / Envir Res 2016: 145, 68-73) rappresentativo dell’intera rete regionale complessivamente formata da oltre 200 stazioni fisse di rilevamento esterno. Essi riguardano il periodo temporale compreso tra gli anni 2001 e 2009, quando la UE non aveva ancora reso obbligatoria la misurazione in aria del PM2.5 (lo farà dal 2013).

L’inquinante preso in considerazione da questa pubblicazione è il PM10, che però sappiamo avere comuni caratteristiche con il PM2.5 per quanto concerne le fonti di produzione, la distribuzione atmosferica ed il tipo di danni clinici nei soggetti che inalano il particolato secondo esposizioni brevi o prolungate (con effetti più gravi per il PM2.5).

Ebbene, la concentrazione media del PM10 in Lombardia è stata di 40.6 µg/m3 d’aria nel trimestre settembre-novembre; di 65.26 µg/m3 nel trimestre dicembre-febbraio; di 37.28 µg/m3 nel trimestre marzo-maggio e di 27.11 µg/m3 nel trimestre luglio-agosto. I picchi sono stati di 210.72 – 301.19 –  214.49 e 100.53 µg/m3, nei quattro trimestri rispettivamente.

Il PM viene prodotto principalmente dai motori degli autoveicoli tradizionali. Le auto Euro 4 diesel producono PM10 in quantità 37 volte superiore rispetto alle vetture Euro 4 benzina. I motori elettrici invece non producono particolato né altri inquinanti.

Il rischio per la salute s’abbassa notevolmente se il ciclista e il runner esercitano la loro attività fisica nelle zone della città interdette al traffico a quattro ruote o se percorrono le piste che si sviluppano nei parchi e nelle aree verdi periferiche rispetto all’agglomerato urbano.

L’atmosfera in queste zone libere dal traffico auto-veicolare presenta basse concentrazioni di PM, ma livelli di ozono che possono ancora essere critici nel pomeriggio delle giornate assolate. Il livello dell’ozono (O3) ha un trend, negli strati più bassi dell’atmosfera (troposfera), opposto rispetto al PM, presentando concentrazioni elevate durante il quadrimestre da giugno a settembre e basse d’inverno. Questo gas, fortemente ossidante per i tessuti biologici e la vegetazione, viene prodotto dalla radiazione solare sugli inquinanti primari, soprattutto gli ossidi d’azoto, quindi è presente nell’aria esterna nelle giornate di sole, da mezzogiorno alle quattro del pomeriggio circa e diminuisce in serata per l’attivazione di reazioni chimiche inverse nell’aria. Una sperimentazione su 10 professionisti della corsa (Gomes EC / Eur J Appl Physiol [2010] 110:199–205) dimostra che la presenza nell’aria inspirata di ozono alla concentrazione doppia del livello di legge compromette tutte le performance psico-fisiche, soprattutto ad elevate temperature (31°C) e ad alti valori di umidità relativa (70%).

In conclusione, chi vuole correre in città a piedi o in bicicletta lungo piste ciclo-stradali è bene che prenda in considerazione i seguenti suggerimenti:

  • consultare spesso il sito dell’Agenzia Regionale Protezione Ambientale della Lombardia (ARPA), sezione qualità dell’aria, che pubblica quotidianamente su una mappa regionale i livelli di tutti gli inquinanti aerei, valutando soprattutto il PM10, il PM2.5 e l’O3 della giornata e degli ultimi dieci giorni. L’URL è http://www2.arpalombardia.it/sites/QAria/_layouts/15/QAria/IDati.aspx?v=2
  • programmare la durata dell’attività fisica in base al grafico sopra esemplificato ed alle concentrazioni rilevate dall’ARPA Lombardia nella zona di interesse
  • uscire nelle giornate con bassi livelli di inquinanti, come in quella successiva ad una pioggia prolungata
  • scegliere i momenti di minor traffico stradale, ad esempio la domenica, preferendo di regola le prime ore della giornata.

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