LUGLIO IL MESE DELL’ OZONO

         E’ il momento opportuno per informarci sull’ozono, gas instabile (formato da tre atomi di ossigeno = O3) tipico inquinante estivo dell’atmosfera che respiriamo (vedi grafico). L’O3 viene infatti prodotto per cessione di energia dai raggi solari alle molecole degli ossidi d’azoto (Nx) o inquinanti primari già presenti nell’aria per effetto del traffico da autoveicoli a motore termico, diesel o benzina (sono coinvolti soprattutto il monossido e il biossido d’azoto: NO e NO2).

L’O3 atmosferico al suolo è prodotto da una reazione fotolitica e si forma come inquinante secondario da circa mezzogiorno e nel pomeriggio delle giornate di intensa insolazione, in particolare nel mese di Luglio. Durante la giornata estiva tali reazioni si intensificano negli orari in cui è maggiore la presenza dei raggi ultravioletti, poi la produzione di O3 decresce quasi completamente verso sera.

Diversamente dagli Nx che sono rilevabili nei punti di maggior traffico cioè direttamente alle sorgenti che li producono (in primis ai tubi di scarico dei veicoli), l’inquinante secondario O3 si può formare a distanza di tempo ed in luoghi anche molto lontani dalle fonti di inquinamento primario, per effetto del rimescolamento e dello spostamento delle masse d’aria che trasportano i “precursori” Nx.

La normativa italiana nel 2010 ha stabilito per l’O3 come soglia di informazione il valore di 180 µg/m3 (media mobile di 8 ore), da non superare più di 25 volte all’anno e come soglia di allarme il valore di 240 µg/m3. Nel 2014, anno caratterizzato da abbondanti precipitazioni estive (non è ancora stato pubblicato sul web il rapporto relativo al 2015 dell’agenzia regionale per la protezione dell’ ambiente = ARPA) i giorni di superamento dei limiti per l’O3 è stato, in Lombardia, di nove giorni per la soglia di informazione e di due giorni per la soglia di allarme.
Se si vuole esprimere la concentrazione dell’O3 in parti per miliardo (ppb) basta dividere per due il dato in µg/m3.

Il terzo importante paramentro di inquinamento dell’aria che respiriamo, oltre agli Nx e all’O3, è il PM (particulate matter) già trattato in due precedenti articoli su questo sito, ai quali si rimanda. Vedi MOTORI E SALUTE: LE POLVERI ULTRASOTTILI e FUMI DI SCARICO DEGLI AUTOVEICOLI vs SALUTE

Nella pratica clinica le ultime pubblicazioni scientifiche dimostrano una salda correlazione tra varie malattie respiratorie e l’esposizione cumulativa del paziente al binomio inquinante PM2.5 + O3. L’ O3 infatti è il prodotto finale unico e meglio misurabile della complessa generazione e trasformazione degli Nx nell’atmosfera.

In Ontario (Canada) sono stati stabiliti nell’ultima decade i seguenti effetti nocivi da esposizione della cittadinanza ai due markers di polluzione aerea (PM2.5 + O3): per ogni incremento unitario dell’indice (AQUI = air quality health index) che li considera unitariamente, un aumento di mortalità pari all’1.2% della popolazione; al 6% delle visite ambulatoriali di soggetti asmatici; al 2% dei ricoveri in ospedale.

I primi soggetti a reagire all’aumentata concentrazione area in O3 sono gli allergici, gli asmatici e i broncopatici cronici, che presentano subito un’esacerbazione della loro sintomatologia. Ma anche negli individui ‘normali’ l’inalazione sperimentale di O3, già dalla concentrazione di 80 ppb di aria per sei ore, attiva un complesso processo infiammatorio acuto nelle vie aeree superiori, che crea talora la necessità di un’urgente visita medica. I disturbi prodromici all’intossicazione da inquinamento dell’aria possono essere: tosse, fatica a respirare profondamente, respiro corto e oppressione toracica.

La cura in questi casi, su prescrizione medica, è l’assunzione preventiva di cortisonici attraverso spruzzi nasali, bombolette pressurizzate o soluzioni per nebulizzazione (terapia inalatoria), ininterrottamente durante il periodo di inquinamento fotochimico.

Per salvaguardare la salute dei cittadini sul piano respiratorio le attuali conoscenze rendono ormai indispensabile il continuo monitoraggio, in punti fissi strategici del territorio, di questi due parametri: PM2.5 ed O3.

Il loro sforamento dai valori di sicurezza dovrebbe venir comunicato costantemente al pubblico: questa informazione riveste un’importanza oggettiva superiore al dato meteorologico, peraltro ripetuto cento volte al giorno da tutte le emittenti. Invece in Italia i dati della concentrazione degli inquinanti atmosferici vengono riportati solo nei telegiornali regionali unicamente se sforano i limiti di legge, come ultima notizia prima di quella degli spettacoli, telegraficamente senza cartelli, quindi solo per rispettare al minimo indispensabile l’obbligo di legge di informazione. Mentre i rapporti redatti dalle agenzie regionali vengo trasmessi su Internet non prima di 10-12 mesi dalla fine dell’anno al quale essi si riferiscono. Sarebbe invece opportuno che tutti i servizi meteorologici, pubblici e privati, consultassero il sito dell’ARPA prima di andare in onda e riferissero ogni giorno anche i valori prossimi alla soglia, ricordando sempre il valore limite dell’inquinante di cui si sta informando.

Che la gente vada informata correttamente e integralmente è il primo obiettivo di ogni attività di comunicazione, così come il bene comune dovrebbe essere il primo scopo di ogni attività pubblica.

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