RICERCA e SVILUPPO nel POST-EXPO

Dott. Luciano Sabolla

La rivoluzione economica che interesserà l’Inghilterra per la recente decisione di staccarsi dall’Unione Europea ha spinto molte autorità italiane –forse un po’ troppo precipitosamente- a presentare Milano con il suo sito di Rho-Pero, nel quale si è svolto l’EXPO l’anno passato, come sede di alcune istituzioni europee che devono lasciare Londra:
il neoeletto sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ed Antonio Patuelli presidente dell’ associazione banche italiane (Abi) hanno lanciato l’idea di ospitare a Milano gli operatori della London Stock Exchange (LSE, la Borsa di Londra), proprietaria della Borsa Spa di Piazza Affari, come pure l’ autorità bancaria europea (Eba) con i suoi 160 dipendenti. Roberto Maroni, governatore della Regione Lombardia, ha candidato il capoluogo a sede dell’Agenzia europea del farmaco, con l’ assenso entusiasta di Farmindustria.

Premesso che le conseguenze della Brexit sono ancora tutte da valutare e che, anzi, importanti osservatori politici prospettano la possibilità che l’uscita dalla UE di fatto non si verifichi mai, l’esito del referendum inglese ha comunque portato alla ribalta molte caratteristiche della città di Milano favorevoli a nuovi importanti insediamenti e a grandi iniziative di rilancio economico.
In effetti Milano presenta dei requisiti unici in Italia: è ben collegata con due aeroporti uno hub, l’altro internazionale (Malpensa, Orio al Serio); possiede oltre ad un city airport (di Linate, raggiungibile in 13 minuti da piazza S. Babila), una rete di trasporti pubblici completa ed efficiente, un vasto prestigioso centro direzionale di recente creazione (come quello di Porta Nuova). Milano è già sede di circa 3 mila società multinazionali con 289 mila dipendenti generando un fatturato di 169 miliardi di euro e possiede il nucleo centrale dell’industria finanziaria italiana, la Borsa Spa di Piazza Affari (intra-comunitaria), appartenente alla LSE (la Borsa londinese, destinata a diventare extra-comunitaria in conseguenza alla Brexit).
Gli ostacoli che possono tenere alla larga gli investitori stranieri sono quelli a tutti noti per l’Italia: eccessivo peso della tassazione, bizantinismo burocratico, incertezza del diritto non solo societario, molteplicità di obblighi per le imprese, assenza di strutture immateriali ormai irrinunciabili come la banda ultralarga.
Milano si è inoltre costruita una buona reputazione mondiale per il successo di EXPO; ha dotato l’area ex-EXPO di tutte le infrastrutture necessarie. Un quarto dei terreni ex-EXPO (di proprietà pubblica, per complessivi un milione di m quadrati, gestiti dalla società Arexpo) è stato destinato alla ricerca ed allo sviluppo (R&S) in un futuro parco tecnologico, che raggrupperà 1.500 studiosi delle cosiddette scienze della vita (ad esempio la genomica), che verrà quindi chiamato Human Technopole (HTP). Il Presidente del Consiglio Renzi ha detto di voler investire un miliardo e mezzo di euro nei prossimi dieci anni per questo ambizioso progetto e ne ha affidato la realizzazione all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).
Il piano immobiliare per l’ex area EXPO oltre allo HTP prevede laboratori di società farmaceutiche ed un campus universitario nel quale dovrebbero trasferirsi le facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano e venire a studiare 16 mila studenti.
Per Milano l’indotto economico dell’ intero progetto è stato stimato in 16,1 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 7,4 miliardi ed un impatto occupazionale di 115 mila posti di lavoro.
L’IIT è una fondazione pubblica di diritto privato, dipendente dai ministeri dell’Economia e dell’Istruzione, creata dal governo italiano nel 2003 sull’esempio di analoghe esperienze in Europa e negli USA, con sede centrale a Genova, l’unico ente che può reclutare ricercatori da tutto il mondo mediante “call internazionali” senza utilizzare bandi pubblici. L’IIT, che attualmente conta 1.440 operatori, ha finora depositato un centinaio di brevetti, avviato 11 startup, creati sei laboratori insieme ad imprese e ad istituzioni internazionali, pubblicato un numero di lavori scientifici analogo, dal 2010 al 2014, a quello dell’americano Mit, svolgendo così un’attività di R&S sempre più apprezzata, al punto da aver ricevuto, nel 2014, 17,3 milioni di euro da istituzioni europee ed aziende private (il 14,5% degli introiti totali).
Dal 2006 l’IIT ha ricevuto dallo Stato italiano un finanziamento di circa 100 milioni di euro all’anno, pari al 1% dei 9.5 miliardi di euro stanziati nella finanziaria dell’anno scorso per la ricerca. Per studiare il masterplan dello HTP, l’IIT ha recentemente ricevuto dal governo 80 milioni di euro.
Si sono schierati a favore dell’iniziativa i rettori degli atenei milanesi (Statale, Politecnico e Bicocca), il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e molti esponenti del mondo economico. Si sono invece levate aspre critiche da parte della senatrice a vita Elena Cattaneo, nota scienziata, sostenuta dall’ex-Presidente Napolitano, con la richiesta di tornare al metodo dei bandi pubblici. Ma tutti gli italiani ne conoscono i difetti, le interminabili procedure burocratiche ed il fatto che i bandi non raramente favoriscono soprattutto chi ha più potere non tanto i soggetti più meritevoli.
Il rimprovero più delicato all’operato dell’IIT riguarda il controllo della gestione dell’IIT, ma è di fatto ridimensionato dal fatto che nel Consiglio dell’istituto è presente un magistrato nominato dalla Corte dei Conti e che il suo Collegio dei sindaci è presieduto da un dirigente della Ragioneria di Stato.
Resta il fatto che il premier Renzi vuole innovare in maniera interessante la politica italiana nel campo della R&S, arginando la consueta dispersione dei finanziamenti pubblici concentrandoli maggiormente su un unico ente moderno, snello, basato su un valido equilibrio gestionale tra pubblico e privato, quale è l’IIT, conosciuto e apprezzato anche al di fuori dei confini nazionali.
Il Governatore lombardo Maroni e il nuovo Sindaco di Milano Giuseppe Sala posseggono doti amministrative e manageriali tali da assicurare il sinergismo con l’impulso governativo. In particolare stanno studiando la possibilità di dare vita a un regime fiscale agevolato per le attività produttive che si insedieranno sul sito di Arexpo.

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