CANCRO del POLMONE – DIAGNOSI PRECOCE CON TAC

Dott. Luciano Sabolla

La neoplasia al polmone è la più frequente negli uomini e la seconda nelle donne, dopo il cancro al seno. In base ai risultati del progetto European Cancer Registry Based Study on Survival and Care of Cancer Patients, negli ultimi tre decenni la sopravvivenza a 5 anni dopo una diagnosi di tumore polmonare è migliorata in tutti i Paesi europei dall’8% al 13% e quindi rimane ancora scoraggiante, stimolano i medici ad aprire nuove possibilità di diagnosi precoce (prevenzione secondaria).
Nell’ ultimo ventennio sono state realizzate numerose sperimentazioni in tutto il mondo per verificare l’ utilità della TAC toracica senza mezzo di contrasto come strumento di prevenzione secondaria del cancro del polmone (la prevenzione primaria è perseguita abolendo l’ abitudine al fumo ed eliminando i cancerogeni dall’ ambiente).

Le osservazioni scientifiche protratte per anni su migliaia di volontari sottoposti a TAC toracica, dimostrano che è ragionevole attendersi un vantaggio nei soggetti con almeno 50 anni di età che hanno fumato una media di almeno 20 sigarette al giorno per 20 anni (≥ 20 pack-year), se sono ancora fumatori o se abbiano smesso di fumare da meno di 15 anni.
La TAC è la metodica con la più elevata capacità di identificare un micronodulo nel polmone, grazie alla grande differenza di densità tra il nucleo compatto del nodulo e l’aria contenuta negli alveoli ad esso circostanti (infatti la TAC è un esame tomodensitometrico). La TAC è in grado di stabilire la natura eteroformativa del micronodulo su base morfologica ossia dimostrando determinate caratteristiche dei suoi contorni, su base strutturale (ad esempio stabilendo l’ assenza nel contesto del micronodulo di calcificazioni, che depongono per una forma benigna) e valutando l’ evoluzione dimensionale del micronodulo mediante la ripetizione della scansione una volta all’ anno, dal momento che la stabilità dimensionale di un nodulo polmonare per un periodo superiore a due anni è fortemente associata con la natura benigna.
E’ ormai acquisito che la TAC toracica permette di indiduare un cancro polmonare quasi nel 7% dei soggetti arruolati secondo i requisiti sopra esposti, se vengono controllati mediante TAC una volta all’anno per dieci anni, tasso che tuttavia corrisponde a circa la metà dei cancri polmonari effettivamente presenti nella popolazione a rischio, risultando identificabili con la TAC solo le neoplasie che insorgono nel parenchima polmonare.
La metodica tende invece a ‘mancare’ le neoplasie che si sviluppano nella mucosa dei bronchi maggiori (quelle ‘centrali’, rilevabili solo attraverso procedure broncoscopiche), ma anche quelle intra-parenchimali a più rapido decorso, che rappresentano il 15% – 18% di tutti i cancri polmonari cioè le forme più aggressive (quelle con istotipo “a piccole cellule”).
Per compenso, i casi identificati dalla TAC vengono quasi sempre svelati in una fase più favorevole, rispetto ai pazienti diagnosticati alla comparsa dei sintomi, ossia al I o II Stadio, quando è massima l’ indicazione chirurgica (è elevata la resecabilità) e quindi la probabilità di guarigione completa dopo 5 anni dall’ exeresi chirurgica.
Una tra le più importanti istituzioni oncologiche in Lombardia sottoponendo molte centinaia di fumatori a TAC toracica senza mezzo di contrasto una volta all’ anno per 10 anni ha identificato neoplasie polmonari maligne in circa il 7% dei volontari. Il tasso di rilevazione nei primi due anni è stato di 1,1 % persone-anni. Tali neoplasie sono risultate operabili nell’ 86% dei casi e sono state asportate senza mortalità operatoria.
La sperimentazione svolta in USA mediante il National Lung Screening Trial ha evidenziato una riduzione del 7% nella mortalità totale per cancro del polmone negli individui sottoposti a TAC toracica una volta all’ anno, rispetto al braccio sottoposto a radiografia del torace.
Il problema più importante per chi si sottopone alla TAC alla ricerca di un tumore polmonare è la preoccupazione che insorge nell’ interessato non appena gli venga rilevato “un nodulo”. Noduli benigni nel polmone vengono riscontrati alla TAC in circa la metà dei fumatori esaminati; questi, se sottoposti ad ulteriori accertamenti, si dimostrano benigni nel 98% dei casi, ma con un impegno economico-sanitario ingente e comunque inducendo in molti soggetti delle sindromi ansiose.
L’ ansia generata dallo screening produce comunque l’ effetto positivo di aiutare i gli attuali fumatori a smettere definitivamente di fumare, nel 14% dei casi, contro il 5% dei fumatori non sottoposti a screening.

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