Amianto

dott. Luciano Sabolla

L’amianto o asbesto è un minerale che, essendo formato da minutissime fibre, si presta a venir lavorato per produrre ad esempio materiali edili per l’isolamento termico e fonico (coibentazione). La struttura aghiforme dell’amianto gli consente di arrivare, se introdotto nell’organismo con la respirazione, in fondo ai polmoni producendo una malattia cronica come l’asbestosi o un tumore maligno della pleura detto mesotelioma, quest’ultimo anche dopo una latenza di moltissimi anni dall’inalazione anche di piccole quantità di fibre minerali.

La più grande miniera amiantifera in Europa, rimasta in attività fino al 1990, è ubicata a Balangero, in Piemonte. Ma l’Italia è stato anche il primo Paese europeo a bandire l’amianto con la legge 257, nel 1992.

L’amianto viene concepito come minerale pericoloso solo da una ventina d’anni, da quando si è sviluppata in Italia la Medicina del Lavoro con le sue valutazioni ambientali, le periodiche indagini sugli operatori e la prescrizione di misure di disinquinamento dei luoghi di lavoro e preventive.

Periodicamente viene sollevato il problema di bonificare una vecchia fabbrica che utilizzava questa fibra minerale. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della Fibronit, nel cuore di Bari, chiusa 30 anni fa, messa in sicurezza 10 anni fa, ma che non vede ancora un concreto avvio dello smantellamento del materiale nocivo nell’ area dismessa. Viene considerata un’altra ‘fabbrica della morte’, perché nel mezzo secolo di attività la Fibronit ha causato il decesso per asbestosi o mesotelioma di oltre 400 operai e di 300 persone che abitavano nelle adiacenze del sito produttivo.

Distinguendo tra le varietà minerali di asbesto, quelle più pericolose per la salute sono riunite nella famiglia degli anfiboli, a struttura rettilinea, quindi predisposte a penetrare in profondità, se respirate, nel lume aereo dell’albero tracheobronchiale, raggiungendo dall’interno dell’apparato respiratorio gli alveoli più periferici del polmonare. Le fibre possono infine arrestarsi -poco sotto al costato- sulla membrana pleurica che riveste esternamente il polmone.

Per fortuna la varietà minerale di gran lunga più utilizzata e che costituisce circa il 97% del materiale impiegato è il crisotilo, che appartiene alla famiglia dei serpentini per la caratteristica delle fibre di essere relativamente corte e ricurve all’estremità. Questa loro morfologia impedisce a questo tipo di amianto (denominato ‘bianco’) di raggiungere i bronchi più periferici e più sottili (i ‘bronchioli’ distali) trattenendone le fibre a livello dei grossi bronchi centrali.

Nella pratica clinica, davanti a soggetti che denunciano una esposizione professionale ad inalazione di fibre minerali, si ricorre alla TAC toracica ad alta risoluzione (a strato sottile e senza mezzo di contrasto), metodica perfettamente in grado di dimostrare le placche pleuriche. Queste costituiscono il primo segno di pregressa irritazione pleurica focale da amianto, ma possono essere dovute anche a cause differenti dalle tecnopatie sopra citate. Le placche pleuriche da asbestosi interessano tutti i distretti di ambedue i polmoni (sono multiple) e possono associarsi ad ispessimento dell’interstizio del tessuto polmonare ad esse adiacente [vedi scansione TAC, realizzata dall’ autore su una paziente di 50 anni].

Nel mesotelioma invece abbiamo la pleura ispessita, tumefatta, nodulare, che da una determinata regione toracica diffonde a interessare tutto il rivestimento del polmone, estendendosi talvolta anche al di sotto del diaframma, nell’ addome. Per essere studiato necessita di TAC con uso di mezzo di contrasto organo-jodato e della biopsia pleurica per la definizione istologica.

Nelle aree a rischio le fibre di amianto si liberano solo se i manufatti che le contengono si destrutturano, ad esempio con l’impiego di mezzi meccanici come trapani, dischi abrasivi, demolitori etc. Infatti fin dal settembre del 1994 il Ministero della Sanità precisava in un decreto che “La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale”. Bisogna pertanto evitare la manipolazione dei materiali contenenti amianto, controllare periodicamente il loro stato di conservazione ed attivare le istituzioni deputate alla sicurezza ambientale.

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