PICCO DEI DECESSI NELL’ANNO 2015 IN ITALIA

dott. Luciano Sabolla

Ha fatto scalpore, recentemente, il dato Istat di 54 mila decessi nel corso dell’anno 2015 in più rispetto all’anno precedente, con un incremento del 9,1%. Per trovare un’impennata del tasso di mortalità dell’ordine di grandezza comparabile a questo (10,7 per mille in Italia nell’anno 2015) bisogna risalire al secondo dopoguerra. L’ aumento di mortalità si è concentrato tra gli anziani ultra 75enni per quanto riguarda l’età, nei mesi invernali e nel bimestre luglio-agosto per quel che concerne il periodo nell’anno. Questo fenomeno demografico dipende dalla combinazione di varie concause.

La spiegazione più semplice prende in considerazione il clima estivo. L’estate del 2015 è stata caratterizzata da un caldo infernale, il più torrido da 136 anni secondo lo statunitense Noaa (National Oceanic and Atmosferic Administration), con temperature nel nostro Paese fino a 4°C superiori ai valori di riferimento e punte di 41°C.
Al contrario la temperatura, nell’inverno dell’anno scorso, si è mantenuta entro le medie stagionali, mentre è intervenuto un fenomeno che riguarda l’influenza (vedi.grafico). In particolare, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità informano che nella stagione influenzale 2014-2015 la copertura della vaccinazione anti-influenzale in Italia è scesa al di sotto del 50% per la popolazione oltre i 65 anni. Alberto Oliva sul sito Neodemos.info scrive inoltre che “si ritiene che ci sia stato l’utilizzo di un vaccino anti-influenzale a bassa efficacia (25%, fonte Ecdc)”. Il ricercatore ipotizza che questo scarso vigore del vaccino sia “dovuto ad una mutazione del virus stagionale che ha reso i vaccini preparati meno efficienti”. Sperando che non siano stati immessi in commercio scorte di vaccino avanzate nella stagione precedente, quindi dei vaccini non sufficientemente mirati contro gli specifici virus influenzali che colpirono la popolazione italiana nell’inverno 2014-2015.
Quanto all’inquinamento aereo, “lo smog è soltanto una delle concause potenziali e neppure la più rilevante” precisa il demografo e docente universitario Gian Carlo Blangiardo. E’ possibile tuttavia che questo fattore pesi maggiormente sui decessi dell’anno in corso, se si considerano i circa 90 giorni di pesante inquinamento aereo verificatisi nel dicembre 2015 e gennaio 2016 in Pianura padana e a Milano.
Esiste anche una concausa culturale che può spiegare l’eccesso di mortalità dei soggetti anziani ed è stata rilevata da Papa Francesco in varie occasioni. Ai medici italiani, il 15 novembre 2014, il Pontefice ha detto: “tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa eutanasia nascosta”. Cioè non ci si prende cura degli anziani e li si lascia morire. In Paesi come il Belgio le leggi sull’eutanasia palese hanno fatto aumentare immediatamente il tasso di mortalità demografica.
Secondo il Censis i tagli alla sanità e all’assistenza in Italia inducono una famiglia su due a rinunciare alle cure sanitarie ed alla prevenzione. L’ osservatorio epidemiologico della Fondazione Banco Farmaceutico dimostra un preoccupante incremento della povertà sanitaria in Italia negli ultimi tempi. Si rammenti ad esempio che i ticket sanitari costituiscono in Italia ben il 3,2% della spesa complessiva per la salute, contro l’ 1,8% in Germania e l’1,4% in Francia (dati del 2013).
Sulla Sanità italiana ricade una grande responsabilità sull’eccesso di mortalità, se si considera che:

  • il taglio dei dipendenti li ha diminuiti di oltre il 6% dal 2010 al 2015 (con riduzione della spesa per lavoro dipendente di oltre 11 miliardi di Euro). Il taglio degli infermieri è però cruciale, dal momento che in reparti ospedalieri abbassando da 10 a 6 il numero di pazienti affidati ad un singolo infermiere fa diminuire la mortalità in corsia del 20%, secondo un recente studio pubblicato su British Medical Journal Open. Invertendo i termini della conclusione di questa ricerca, una riduzione degli infermieri che porti alla gestione di 10 paziente/infermiere incrementa la mortalità di pazienti anziani in regime di ricovero fino al 20%
  • la carenza dei posti in ospedale ha abbassato il numero dei letti per 1.000 abitanti a 3,4 posti ospedalieri in Italia contro l’ 8,3 in Germania ed il 6,8 in Francia
  • le liste di attesa troppo lunghe per esami strumentali e visite specialistiche “inducono i pazienti meno abbienti a rinunciare alla diagnosi e alle cure”, parole che si leggono nella relazione della Corte dei Conti
  • la prassi di evitare le indagini strumentali e dimettere il più rapidamente possibile i ‘grandi vecchi’, non appena si riescono a tamponare i loro sintomi (sub)acuti, sta indebitamente trasformando gli operatori di vari Pronto Soccorso ospedalieri in risparmiatori della spesa pubblica.

 

Leggi altri articoli

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: