È ancora tempo di bronchiti

di Dott. Luciano Sabolla

La bronchite è un’infiammazione delle vie aeree che si manifesta con improvvisa tosse irritativa o produttiva cioè associata ad espettorazione. Anche gli adulti sani possono essere colpiti da bronchite a seguito di un’affezione virale nel periodo invernale, di un mal di gola, di un forte raffreddore, di un’influenza vera e propria oppure dopo una virosi con poca febbre ma debilitante. La bronchite che si instaura in seguito all’attacco virale tende comunque a risparmiare l’individuo che presenta un sistema immunitario respiratorio efficiente e si ripara adeguatamente dalle infreddature. L’inverno è uno dei periodi più a rischio, ma quando gli episodi non si esauriscono entro le tre settimane o recidivano, anche al di fuori del periodo invernale, è necessaria una terapia più impegnativa, ricercando l’eventuale condizione patologica che favorisce l’infiammazione.

La bronchite è un’infiammazione delle vie aeree che può colpire i bronchi di maggior calibro di uno o più distretti anatomici (lobi) in uno o in entrambi i polmoni. Essenzialmente si manifesta con tosse irritativa, accessionale o produttiva. È frequente il cointeressamento della trachea (tracheobronchite) e/o l’associazione alla costrizione secondaria dei bronchi più sottili (broncospasmo) che configura il quadro della bronchite asmatica. Per i pazienti con broncopatia cronica l’autunno e l’inverno rappresentano periodi di riacutizzazioni maggiori. Anche gli adulti sani possono essere colpiti da bronchite successivamente ad un’affezione virale nel periodo invernale, a un mal di gola di qualche giorno, a un forte raffreddore, a un’influenza vera e propria oppure a una virosi con poca febbre ma debilitante. La bronchite che si instaura in seguito all’attacco virale tende comunque a risparmiare l’individuo che presenta un sistema immunitario respiratorio efficiente e si ripara adeguatamente dalle infreddature. La gestione terapeutica delle bronchiti diviene più impegnativa quando gli episodi non si esauriscono entro tre settimane e/o recidivano, anche al di fuori del periodo invernale. In questi casi è indispensabile ricercare l’eventuale condizione patologica che favorisce l’infiammazione delle vie aeree (possono predisporre anche un’anemia sideropenia non trattata, un’alimentazione priva di carne e proteine, una debilitazione in giovani donne causata da prolungato allattamento al seno in gravidanze consecutive). Chi soffre di bronchiti ricorrenti può presentare un’aritmia cardiaca non ancora rilevata (è perciò necessario rivolgersi ad un buon cardiologo). Se il soggetto che lamenta una sindrome tussigena prolungata dovesse soffrire anche di acidità di stomaco, è consigliato il ricorso allo specialista otorinolaringoiatra per verificare la presenza di un’eventuale sofferenza delle mucose delle vie aeree e digestive superiori da reflusso gastro-esofageo (RGE). Questo può allora essere dimostrato con un’esofago-gastroscopia. Talvolta anche una radiografia del torace ben eseguita e valutata rivela una formazione tondeggiante al centro del diaframma, dietro al cuore, compatibile con ernia jatale, che è la principale causa di RGE e di tosse continua. In laboratorio si può riscontrare un aumento delle immunoglobuline totali di tipo E o, meno frequentemente, un’eosinofilia (ossia del numero degli eosinofili nel sangue, i globuli bianchi attivati da reazioni immunologiche molto prolungate). Questo dovrebbe indurre a ricercare un’ostruzione cronica, più o meno estesa, delle fosse nasali e dei seni para-nasali (che poi è la situazione che più frequentemente predispone alle tracheobronchiti ricorrenti). In tale condizione si verifica la discesa di foci patogeni dagli spazi aerei del massiccio facciale verso le vie aeree superiori, probabilmente durante il sonno, quando il meccanismo della deglutizione si intorpidisce. Si sviluppa in questi casi la sindrome sino-bronchiale o sinorinobronchiale, caratterizzata da una persistente tosse produttiva, alleviata solo temporaneamente dagli antibiotici. Esiste una terapia farmacologica efficace, prolungata ma leggera, basata sul dimostrato effetto immunordinatore nell’apparato respiratorio di una determinata classe di antimicrobici, ma poco praticata per la presenza nella letteratura scientifica di sperimentazioni ancora sporadiche. La sindrome sino- bronchiale è infatti una patologia di confine, poco approfondita dagli otorinolaringoiatri, maggiormente tesi agli eventuali provvedimenti interventistici e dagli stessi pneumologi, che rimandano i pazienti con ostruzione nasale persistente allo specialista ORL

 

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